Maschi XX: quali i confini di genere ?
di Davide Tolu
Maschi XX: quali confini di genere ?
Dopo la scoperta dei maschi XX non sarà più possibile continuare a considerare femmine gli uomini transessuali (FtM, dall’acronimo female-to-male) perché portatori di XX o comunque “non maschi” perché non portatori di Y. Una corrente femminista aveva già ipotizzato il transessualismo FtM come possibilità della donna di essere anche (o solo) un uomo. Questa teoria era però viziata in partenza, perché etichettava sessualmente e socialmente l'individuo come donna anziché riservargli il diritto ad autodeterminarsi. Con buona pace dei materialisti, e di chi si ostina a non tener conto del fatto che un individuo senziente può e deve determinare e perseguire anche una specifica identità, sebbene (forse) non in linea con i propri geni, questa ricerca dell’Università di Pavia va a sommarsi alle prove che la determinazione sessuale del corpo sia molto complessa e vi concorrano numerosi fattori, alcuni dei quali ancora non identificati. A maggior ragione è plausibile che a determinare –o non determinare- il genere a livello di identità concorra una molteplicità di fattori: sotto questa luce le probabilità di evolversi in individui adulti completamente maschi/uomini o completamente femmine/donne diminuiscono significativamente e il pensare all’esistenza di un terzo genere (che comprenda più varianti tra gli estremi opposti) risulta sempre più legittimo, nonostante la società umana per millenni ne abbia inibito l’espressione in nome di una supremazia maschile che ha usato la dicotomia/opposizione tra le due estremità di genere per fondare il proprio potere.
La ricerca ha implicazioni anche per quanto riguarda lo studio del transessualismo MtF (da maschio a femmina). Fino ad oggi gli studi genetici avevano messo in luce come l’embrione, neutro nelle prime settimane di vita, con la presenza del cromosoma sessuale Y si sviluppasse in senso maschile per la messa in moto di un gene che fornisce indicazioni per il rilascio del testosterone, il quale a sua volta è responsabile dello sviluppo, in questa fase, dei caratteri sessuali primari maschili. Si pensava che in assenza di questa indicazione (assenza di Y o inibizione/difetto del gene della mascolinizzazione) l’individuo si sviluppasse come femmina. Invece questo studio dimostra che la determinazione sessuale in senso femminile non avviene passivamente ma vi concorre un induttore simile a quello che determina lo sviluppo di pene e testicoli. È interessante notare come, secondo la teoria precedente, il transessualismo MtF fosse considerato in qualche modo regressivo rispetto all'evoluzione dell'individuo, in quanto lo sviluppo maschile si intendeva su base femminile come se l’individuo femmina fosse neutro.
La scoperta dell’esistenza di maschi geneticamente XX ha un altro importante risvolto: la mascolinità fisica, totale, non è patrimonio esclusivo dei portatori di Y. Anche se questi casi di “inversione sessuale” sono rari, dimostrano come innanzitutto non esista un confine netto che divide inesorabilmente i sessi, ma che potenzialmente ognuno può essere maschio o femmina, e i suoi geni non necessariamente, non sempre ne determinano il sesso. La molteplicità di circostanze che sessuano (fisicamente e socio-culturalmente) l’individuo sono nella maggior parte dei casi codificate in maniera univoca, ma non in tutti. Il fenomeno dell”inversione sessuale genetica e quello intersessuale ne sono la dimostrazione biologica, quello trans/gender ne è quanto meno la dimostrazione a livello socioculturale: ma è importante che la scienza – e la società – riconoscano che non si tratta di aberrazioni o malattie, ma semplicemente di espressioni diverse.
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