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Anno 10° - Numero 85 - Luglio  2010  

 
 



L'identita e il genere
a cura di Mary Nicotra

  26/01/2010Versione per la stampa    Invia questa pagina    

Jodie Foster.Nel cuore e nell'anima

di Nadia Agustoni

Jodie Foster. Nel cuore e nell’anima.
di Nadia Agustoni

Attrice tra le più intense e la cui immagine si imprime per qualcosa che trascende i personaggi che interpreta, Jodie Foster è in un certo modo una fuoriclasse ed è un simbolo di riscatto per quelle che non hanno potuto riconoscersi nei modelli di donne proposte dal cinema americano dagli anni ottanta. Non che sia andata meglio da altre parti, ma il cinema con la C maiuscola lo fanno laggiù ed è difficile non tenerne conto. In ogni caso parlare di una delle maggiori interpreti del cinema è sempre un’impresa quasi ardua. La vita reale e i personaggi cui ha prestato il volto si intrecciano. Farle un ritratto per come appare in interviste e articoli è incontrarla nelle sue parole, ma subito arrivano immagini di un film o, al contrario, hai in mente un film e ricordi alcune frasi che hai fermato nella memoria. Cominciamo da qui: Hollywood 1992, Oscar come migliore attrice per “Il silenzio degli innocenti”, in cui offre una dedica: “ alle donne che sono venute prima di me e che, a differenza di me, non hanno avuto nessuna chance, alle pioniere, alle sopravvissute, alle emarginate.”

Jodie Foster nasce Alicia Christian Foster il 19 novembre 1962 e il nome Jodie le verrà dato scherzosamente dai fratelli prendendo spunto dall’amante della madre Josephina Dominguez, detta zia Jo D. Cresce a Los Angeles e quasi subito ha a che fare con il cinema. La madre Evelyn“Brandy” Ella Almond dopo il divorzio dal marito lavora come assistente in piccole produzioni e la introduce nell’ambiente facendola debuttare in vari spot pubblicitari (1). A tre anni Jodie Foster è una bambina prodigio e sa già leggere. La Walt Disney Company la mette sotto contratto e nel 1972 è nel film “Due ragazzi e un leone”. Nel 1973 recita in “Tom Sawyer”, tratto dal libro omonimo e Martin Scorsese le offre una parte in “Alice non abita più qui” (1974). Nel 1976 arriva la fama con il film, sempre di Scorsese, “Taxi Driver” in cui è una prostituta adolescente. Fin da bambina, lo ricorderà più volte lei stessa, è abituata a lavorare e non smetterà mai. Il fratello Buddy Foster, nel suo libro biografico non autorizzato, ha raccontato che la prendeva in giro perché sbrigava da sola le faccende di casa. Lei rispondeva indirettamente che il lavoro le dà equilibrio. (2)

Nel 1985 si laurea in letteratura a Yale, (3) ma gli anni dell’università sono funestati da un brutto episodio di stalking. Il 30 marzo 1981 John Hinckley spara a Ronald Reagan, allora presidente degli Stati Uniti, motivando poi il gesto come un modo per attirare l’attenzione di Foster. L’attrice interrogata dall’Fbi dovrà anche testimoniare al processo, ma nemmeno dopo avere chiarito le cose ritroverà la serenità. In quel periodo ha gli occhi di tutti puntati addosso e non per i film che ha fatto. C’è, quasi in permanenza, una folla di curiosi che si raduna per vederla e gruppi di fotografi appostati ovunque. Dovrà sospendere gli studi per un anno e riprenderli in seguito.
In un’intervista rilasciata a Karen Breslau il 6 aprile 2009 dirà “ voglio che la gente mi ricordi come un’attrice, non per qualche nota storica.” (4) In ogni caso per molti anni rifiuterà di parlare di Hinckley che riconosciuto infermo di mente non verrà condannato al processo per l’attentato a Reagan.
Come in un film o in un romanzo Foster sarà bersaglio di altri episodi di stalking. L’ultimo risale al 2004 e solo l’aiuto dell’Fbi scongiura il peggio visto che l’uomo in questione, Michael Smegal, nel 2008 minaccia di far saltare l’aeroporto di Los Angeles inviando una serie di lettere siglate “ Jodie Foster S”.(5)
L’unica volta che Jodie Foster ha accettato di scrivere qualcosa sull’episodio di John Hinckley è stata in un articolo “ Why me?” (6), uscito in Esquire nel dicembre 1982: “ loro volevano portarmi giù, al loro livello, dal grande schermo d’argento.”
E questo “loro” sembra quasi allargarsi da Hinckley al pubblico.
Quindi continua: “ No, la dura prova di Hinckley non aveva distrutto la mia anonimità, aveva distrutto solo l’illusione di essa. Ogni uomo o donna in questo mondo aveva il diritto di fissarmi, di indicarmi e di giudicarmi perché… quello era il mio lavoro. Era ciò per cui ero pagata (…). Di conseguenza, divento proprietà dei miei giudici oppure rischio il rifiuto. “ (7)

Se il primo premio Oscar nel 1989 per “Sotto accusa” di Jonathan Kaplan rilancia la sua carriera di attrice, è il ruolo drammatico e la sfida che impersona che ne fanno una criticata icona del femminismo in crisi.
Alcune voci, anche tra le donne, non amano quel film per l’eccesso che la figura della protagonista richiama. Sono anni, gli ottanta, di donne manager, in carriera ecc. e un personaggio sconfitto che si riscatta in tribunale non è troppo amato dalle sofisticate del tempo. Una voce critica, ma per altri motivi, è anche quella della neo femminista Susan Faludi che scrive del film in “ Contraccolpo” (1992). (8) La scrittrice americana mette in evidenza che è un ben misero riscatto quello che lo star system concede alle donne in un decennio all’insegna della misoginia.
Jodie Foster dirà in un’intervista a Daniel Robert Epstein parlando del proprio essere femminista: “ Io non ho problemi a definirmi femminista con la F maiuscola. E’ buffo come questa parola in qualche modo abbia acquisito connotazioni negative negli anni ottanta. Io sono attratta dalle donne forti: ho interpretato diversi tipi di donne forti, ho interpretato oche giulive, ho interpretato autorevoli geniali, ho interpretato donne selvagge e comunque erano tutte forti.” (9)

Parlando delle immagini nel cinema di Michelangelo Antonioni, John Berger scriveva : “ I film di Antonioni indagano il visibile fino a che non resta più luce da vedere. Il visibile può essere Monica Vitti, Marcello Mastroianni, la riva di un fiume, lo scafo di una nave, un albero, un campo da tennis. Ma, a differenza del pittore, lui non può toccare l’immagine con le mani, deve tormentarla in altri modi: attraverso la luce, il movimento, l’attesa, una sorta di cinematografica furtività. Il suo scopo è farci scrutare nei suoi film come si scruta nell’acqua del Po, come Monet scrutava nelle profondità del suo stagno di ninfee, come si cammina scrutando nella nebbia”. (10)
E non sembri esagerato il tentativo di applicare questo scrutare-toccare allo sguardo di Foster che pare incontrarci arrivando non dallo schermo, ma da un luogo interiore che ha in sé qualcosa di eluso, un dolore che invece di farsi ostacolo rende visibile quel troppo umano che riaffiora senza parola, in un silenzio che ci chiama in causa.

E’ in Nell (1994), che Jodie Foster darà prova di attrice al limite del manierismo. La ragazza selvaggia che comunica in un linguaggio incomprensibile agli altri porta in sé la ferita dell’altro, un volto che poche volte può farsi volto, perché quanto possiede è l’emarginazione che rimane non socializzabile. Poco importa se sembra esserci una maggiore tolleranza. La diversità non è comprensibile perché simbolicamente non è il segno su un foglio: è il bianco del foglio. E’ lo spazio interiore che non trova un tempo esteriore.

Nel libro, piuttosto amaro, scritto su di lei, il fratello Buddy parla della solitudine di Jodie Foster. L’argomento è ripreso in un articolo di Alessandra Farkas (11) e sembra indicare un lato della personalità complessa dell’attrice. Probabilmente la forte influenza della madre l’ha a lungo condizionata, ma le accuse del fratello toccano il nodo scoperto di rapporti famigliari difficili, di un non detto che deve avere influito sul carattere riservato di quella che è stata nel tempo bambina prodigio, ragazza famosa e attrice pluripremiata.
Parlando della madre in una intervista Foster darà corpo ad un forte sentimento di ambivalenza: “ Lei voleva che fossi presa sul serio come attrice. Lei voleva che lavorassi con i registi che ammirava. Lei voleva che andassi in una scuola prestigiosa.” E aggiunge: “ Quando ero piccola, non sapevo che potevo dire no”.
Jodie Foster sa di dovere molto alla genitrice, ma nello stesso tempo, la scelta di riservatezza di sua madre nel privato e il silenzio su una situazione precedente di violenza tra coniugi, già divorziati alla nascita di Jodie, devono avere acuito le sue difficoltà a sentirsi come chiunque.
E’ qui che si deve leggere il punto d’incontro tra emarginazione e divismo. La solitudine interiore e la diversità si complicano nel momento in cui fama e premi sembrano portarle tutto. Jodie Foster deve attraversare un confine dove immagini di donna non facili sembrano lottare con la sua personalità. La frase-dedica pronunciata in quel lontano 1992 ritirando l’Oscar è emblematica: “ […] alle pioniere, alle sopravvissute, alle emarginate.”

Dopo il primo Oscar le storie sulla sua vita privata si rincorrono.
La stampa Usa parla di una relazione con Kelly McGillis ( interprete di “Top Gun”) che la affianca in “Sotto accusa”. In precedenza l’avevano accostata a Nastassja Kinski incontrata sul set di “Hotel New Hampshire”. (12) Foster non replica, ma continua a vivere come le pare.
Plausibile, visti gli episodi di stalking, che non desideri attirare certe attenzioni.

Il secondo Oscar arriva nel 1992 per “Il Silenzio degli innocenti” di Jonathan Demme. Foster si era già cimentata nella regia con “ Il mio piccolo genio” nel 1991 e fondando una sua casa di produzione esordisce nello stesso momento come produttrice. (13) Tornerà poi alla regia nel 1995 con il film “ A casa per le vacanze”.
Assorbita completamente nel cinema inizia, sempre nell’ambiente, quella che si conosce ormai come la sua relazione più lunga durata 14 anni con Cydney Bernard. Sul set di “Sommersby” (1992), dove recita con Richard Gere, si innamora della Bernard che del film è la produttrice.
Le due donne non confermano e non smentiscono, ma vivono insieme nel West Village e la coppia divide anche la responsabilità dei due figli che nel frattempo Foster ha deciso di avere. I bambini, Charles e Kit, portano il cognome di entrambe le madri.
Nel dicembre del 2007 ritirando il premio Women in Entertainment Jodie Foster fa ufficialmente coming out. Un coming out molto elegante in cui ringrazia la compagna.(14)
Se ne parlerà a lungo. Il ritardo nell’ammettere la propria omosessualità dà adito a congetture, ma in verità l’attrice non è un caso classico di negazione di sé. Non si è mai nascosta, piuttosto sottratta e con qualche ragione. Il suo appartarsi è probabilmente dovuto anche alle dure prove in cui è incappata con persone disturbate nella personalità. L’essersi esposta pubblicamente non incide però sulla sua discrezione sia verso la famiglia d’origine che verso la compagna e i figli.
Non parlerà mai del padre dei figli (o dei padri), afferma però di sapere cosa dirà loro quando sarà il momento, pur non volendo “comunicare all’America” ciò che dirà.
L’ultima compagna è stata Cynthia Mort , una sceneggiatrice conosciuta sul set di “Il buio nell’anima” 2007. (15) Il rapporto con la Bernard continua nella responsabilità comune e condivisa sui figli. Dei figli e del suo modo di vivere la maternità Jodie Foster dirà che le sembra ingiusto parlare di loro alla stampa. Hanno un loro mondo, hanno i loro amici e lei è presente ascoltandoli. In America, come in altri paesi, i figli di genitori omosessuali sembrano crescere senza problemi. Una recente inchiesta ha rilevato in questi bambini un maggiore equilibrio unito a un certo anticonformismo costruttivo. (16)

Di Jodie Foster si può dire che il suo essere attrice prevale sul suo essere una diva. La si ricorda per le interpretazioni e per qualcosa di non concluso che traspare appena nell’espressione del volto, nel non chiudersi, ma ripararsi dello sguardo. Ed è sempre il volto a rivelarla come se guardando dallo schermo ci ponesse un’eterna domanda sulla nostra umanità. E’ per tutto questo forse che si scrive di lei con fatica. L’apparenza e il nucleo più profondo sembrano confondersi in quell’immagine che, come su un negativo, rimane illeggibile e tuttavia mai perduta.

Note

1) Lo spot pubblicitario più noto era quello per la crema abbronzante Coppertone.

2) Buddy Foster, Foster Child, Barnes & Noble, 1997.

3) In precedenza, nel 1980, si era diplomata nel Liceo francese di Los Angeles. Questo ha segnato il suo rapporto con la cultura e il cinema francese (tra l’altro è l’unica attrice americana che nei film francesi si doppia da sola). Nel 1997, molti anni dopo la prima laurea magna cum laude in letteratura a Yale, la stessa università le conferisce una laurea onoraria in Belle Arti.

4) Karen Breslau, “Jodie Foster at Ease” 6.4.2009 intervista.

5) Michael Smegal arrestato nel 2008 a Los Angeles è in attesa di processo. I fatti relativi all’attentato a Reagan ispirarono invece il gruppo punk rock JFA, acronimo per Jodie Foster’s Army.

6) Jodie Foster, “Why me?”, Esquire dicembre 1982.

7) ibidem; op. cit., 1982

8) Susan Faludi, “Contraccolpo”, Baldini Castoldi e Dalai, 1992.

9) Daniel Robert Epstein, “Jodie Foster of Inside Man” intervista.

10) John Berger, “Sacche di resistenza”, pag. 103-104, Giano 2003

11) Alessandra Farkas, “Jodie Foster, l’Oscar della solitudine”; Corriere della sera 19 maggio 1997

12) ibidem; op. cit;

13) La casa di produzione della Foster è la Egg Pictures fondata nel 1992.

14) Qui un articolo della stampa estera e uno dal web italiano.

15) Dopo il 1995, anno del secondo film come regista, Jodie Foster interpreta diversi altri film e tra questi ne ricordo alcuni: “Contact” (1997) ( per cui le è stato intitolato l’asteroide “17744 Jodiefoster”); il remake di “Anna and the King” (1999); “Panic Room” (2002); “Flightplan” (2005) e “Inside Man”, 2006. Del 2007 il già nominato “Il buio nell’anima”. Nel 2008 è tornata alla commedia con “Alla ricerca dell’isola di Nim”. Attualmente lavora a un progetto sulla regista tedesca Leni Riefenstahl.

16) Ne ha parlato un articolo ripreso dalla rivista “Internazionale” 11 /17 dicembre 2009. L’articolo è di Lisa Belkin, La lezione dei genitori omosessuali, The New York Times, Usa.

* Ringrazio Rosanna Fiocchetto per la traduzione degli stralci dalle interviste e dall’articolo “Why me?” e per l’aiuto nella ricerca.

Questo articolo è dedicato alle redattrici e alle lettrici di Lpels, oltre che a Rosanna Fiocchetto e alle donne che si occupano di cinema facendo film e occupandosi di rassegne, festival e critica cinematografica.

Fonte: http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2010/01/15/jodie-foster-nel-cuore-e-nellanima/


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