Il sintomo secondo Freud
di Rosa Elena Manzetti
Ciò che appare costante in Freud, a partire dalla sua teoria della seduzione fino alla fine dei suoi giorni, è la sua associazione tra sintomo, la nozione di curabilità e incurabilità e la questione della fine dell’analisi. Nel 1893 egli scrive che le nevrosi sono perfettamente evitabili ma totalmente incurabili e che il compito del terapeuta è quello di vegliare su di esse. Quattro anni dopo nota che la libido è la forza che motiva la formazione dei sintomi e precisa che i sintomi delle realizzazioni di desiderio. Bisogna attendere il 1899 perché affermi che un sintomo appare dove il pensiero rimosso e quello rimovente possono coincidere nella realizzazione di desiderio, così che il sintomo diventa la realizzazione dei due desideri contrapposti (Erika per esempio oppone un rifiuto alle offerte d’amore del giovane che ha conosciuto da qualche tempo, ma contemporaneamente non manca di mettersi continuamente in atteggiamento seduttivo e provocatorio nei confronti dello stesso). Il sintomo deriva quindi da un conflitto tra l’io e l’es e diventa il compromesso tra queste differenti formazioni. La sua fissazione mette radici su una traccia mnestica che si condensa e si sposta secondo dei meccanismi di linguaggio che possiamo reperire nelle associazioni libere del soggetto. Freud perciò considera che il sintomo abbia un senso, che ogni sintomo sia un messaggio inconscio rivolto all’Altro e che questo messaggio cifrato abbia a che fare con la sessualità. Perciò in sintomo per Freud ha una causa sessuale in cui l’evento sessuale traumatico ha fatto irruzione in un tempo prematuro nella vita del soggetto, vale a dire in un momento in cui il soggetto non poteva simbolizzarlo. Al posto di questa simbolizzazione impossibile si scrive una traccia. Lacan nel 1957 nomina questa traccia il significante enigmatico del trauma sessuale. Questa traccia, o significante enigmatico prenderà il suo reale valore sessuale soltanto più tardi, partecipando così alla formazione del sintomo e costituendo la posizione di difesa del soggetto, con la rimozione. Dopo il 1920 Freud afferma che il sintomo è il sostituto di una soddisfazione pulsionale che non ha avuto luogo a causa del mettersi in atto di un processo di rimozione. Possiamo dire che dal 1893 al 1920 Freud mette facilmente sullo stesso piano il sintomo, il sogno e la nevrosi in cui trova in atto i meccanismi di condensazione e di spostamento (forte come un leone è una condensazione, bevo un bicchiere è uno spostamento): resta quindi una certa ambiguità sulla nozione di curabilità o incurabilità. Infatti se la nevrosi in se stessa è incurabile, restiamo tutta la vita nella struttura nevrotica, il sintomo invece svuotato di senso e perso il godimento che ne era la causa, non tocca più il soggetto allo stesso modo, lasciando liberi gli investimenti libidici dei suoi impedimenti nevrotici. Inoltre prima del 1920 la ripetizione del sintomo è ritenuta una messa in atto del rimosso che torna e che l’analista ha il compito di decifrare, la sua decifrazione essendo una prova della rimozione. Dopo il 1920 e il saggio Al di là del principio di piacere, cambia la sua concezione della ripetizione del sintomo: la ripetizione da questo momento è situata al di là del principio di piacere e risponde a un principio psichico diverso che è piuttosto un principio di godimento in cui a dominare il sintomo è la pulsione di morte. Il sintomo si ripete per via di un soddisfacimento inconscio sentito dal soggetto come sofferenza, come dispiacere, puro godimento che si ripete a sua insaputa. Il sintomo non è quindi più soltanto sessuale, vale a dire un meccanismo che porterebbe a compimento, per sostituzione, la soddisfazione della pulsione a cui il soggetto ha rinunciato rimuovendola, ma diventa il soddisfacimento della pulsione parziale rimossa associato a un godimento masochista. A questo punto il sintomo non è più una formazione dell’inconscio come le altre, poiché diventa un misto di inconscio, come luogo delle tracce dei desideri rimossi, e di es, vale a dire di godimento. Già alla fine dell’elaborazione freudiana occorre quindi distinguere un involucro formale del sintomo, che ha a che fare con il linguaggio, le sue condensazioni, più in generale i suoi meccanismi, e che permette la decifrazione del godimento che contiene, dallo spostamento del sintomo che concerne la migrazione di godimento a un nuovo involucro formale che si presenta quando la decifrazione del sintomo si è realizzata senza che sia stato intaccato il godimento che ne è la causa. |

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