L'attualità della psicoanalisi: l'operazione psicoanalitica
di Rosa Elena Manzetti
Per quanto i riferimenti sociali e culturali della Vienna della fine del XIX° secolo e dell’inizio del XX° siano differenti da quelli della nostra epoca, si tratta di considerare che, indipendentemente dall’epoca in cui vive, il soggetto si confronterà sempre con il disagio che gli deriva dal corpo, dalle relazioni con gli altri, e dai paradossi del suo desiderio. La forma dei sintomi risponde certamente alla specificità di un’epoca, ma la loro struttura va al di là del momento storico. La portata della scoperta freudiana e della sua eredità sta proprio in questo. In questo inizio di XXI secolo, gli effetti del post-industrialismo, del mondo virtuale, dell’imporsi delle neuroscienze e dell’ingegneria genetica, hanno cambiato le coordinate in cui i soggetti si situano. I tempi in cui viviamo, dominati da un’economia che si sostiene sulla logica della domanda in cui il desiderio pare diluirsi nella costante richiesta di un benessere di apparenza, sono tempi caratterizzati da un accesso il più rapido possibile a un più-di-godere di consumo. La tendenza oggi spinge all’omogeneizzazione e alla dissoluzione delle differenze che la condizione umana esige. Vi è un movimento che spinge alla burocratizzazione della cura fondato sull’illusione di un sapere ridotto a un insieme di tecniche: valutazione, diagnosi e progetto di trattamento. Grazie agli addetti al cognitivismo, che sognano gli umani ridotti a un funzionamento automatico e senza inciampi di pezzi montati secondo un modello di riferimento, la valutazione si è insinuata in ogni ambito del nostro mondo. Per valutarle empiricamente le cure vengono uniformate, di conseguenza la dimensione soggetto è soppressa. Cancellata la relazione di parola, cancellato l’incalcolabile pulsionale, rieducato ciò che si considera un eccesso, il soggetto è espulso facendo posto all’idea che esso non sia che un dispositivo meccanico perfettibile. L’effetto è sempre maggiore disperazione. Di fronte alla condizione di capitalismo spinto e alle conseguenze soggettive che implica, l’etica della psicoanalisi può tracciare uno spazio e scandire un tempo differenti. Di fronte alle desolazione e all’angoscia che il soggetto prova con la disillusione che fa seguito alle offerte ingannevoli di benessere, l’esperienza psicoanalitica può essere la scoperta di una via diversa in cui la singolarità soggettiva invece di essere un disturbo si rivela una risorsa. La psicoanalisi offre un ascolto al soggetto dell’inconscio che permette al soggetto di assumere la responsabilità del proprio desiderio. Si tratta di restituire al soggetto la sua singolarità, quel poco di desiderio che non rientra nel circuito del discorso contemporaneo. Perciò psicoanalisi ancora, e psicoanalisi lacaniana, poiché essa permette di affrontare le scommesse che si pongono nel tempo in cui viviamo. Queste scommesse implicano il lavoro clinico, perciò la formazione dello psicoanalista attraverso le formazioni dell’inconscio. Della direzione di una cura occorre poter dimostrare: - come l’inconscio sia la supposizione che si può fare qualcosa senza saperlo. - come il sintomo non sia soltanto un messaggio, ma anche essenzialmente un sintomo-godimento. - come l’articolazione significante permetta che ci sia comunicazione ma non senza malinteso. - come la funzione del padre sia una funzione di annodamento. Nell’insegnamento di Lacan questa funzione di annodamento ha attraversato i concetti di padre, di femminilità, e infine quello di sintomo. - come la diagnosi in psicoanalisi sia sempre una diagnosi sotto transfert e come al termine di un’analisi ciò che cade è una supposizione. - come un soggetto che ha terminato la sua analisi sia un soggetto trasformato nei suoi rapporti con il tempo e di conseguenza con la vita, la morte e l’atto. |

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