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Attualità e Società

19 Gennaio 2011

"Non consegnamo i consultori a chi vuole cancellare la 194"

Tar del Piemonte. Prima udienza del ricorso della Casa delle Donne di Torino contro delibera della Regione Piemonte

Oggi si è tenuta la prima udienza presso il Tar del Piemonte relativa al ricorso presentato dalla Casa delle Donne di Torino contro la delibera della Giunta Regionale, che consentirebbe l’ingresso nei consultori alle sole associazioni aventi nel proprio statuto la finalità della “tutela della vita sin dal concepimento”. A novembre scorso la grande assemblea cittadina dell’Avogadro, convocata dalle Donne di Torino per l’Autodeterminazione, aveva dato una forte risposta politica alla scelta della Giunta Cota che se messa in atto trasformerebbe i consultori, da luoghi della salute e del rispetto dell’autodeterminazione delle donne, in baluardi di associazioni integraliste, cosiddette Pro Vita, che hanno nei propri statuti, tra l’altro, l’esplicito obiettivo di combattere la Legge 194. L’assemblea dell’Avogadro decise di accompagnare alla mobilitazione sul territorio la via giudiziaria, con un ricorso al Tar del Piemonte.

Le avvocate Mirella Caffaratti e Arianna Enrichens, in rappresentanza della Casa delle Donne di Torino, seconda la procedura, notificarono il ricorso alla Regione Piemonte e al locale Movimento per la vita, in qualità di contro interessato. A chiarire quanto sia alta la posta messa in gioco dall’operazione imbastita dalla Giunta Cota, giunse tempestivo l’intervento del Movimento per la vita nazionale, con la discesa in campo di Carlo Casini, con atto ad adiuvandum nel ricorso.. E arriviamo alla decisione presa oggi da Tribunale di Torino, che ha fissato la discussione nel merito nella prossima udienza fissata per il prossimo 8 giugno.

“Esiste naturalmente la preoccupazione che la Regione possa compiere in questi mesi atti attuativi, quali la costituzione degli elenchi delle associazioni abilitate, la stipulazione di convenzioni da parte delle ASL, – osserva l’avvocata Caffaratti – ma auspichiamo che, nell’attesa dell’udienza, data la delicatezza della questione, la Regione Piemonte si astenga dal procedere a qualsiasi atto discriminatorio, attuativo della delibera oggetto del ricorso. Qualora questo si verificasse gli atti posti in essere dalla Regione Piemonte saranno immediatamente impugnati”.

In attesa dell’udienza, continua la mobilitazione dal basso che coinvolge, oltre alle Donne di Torino per l’Autodeterminazione, il Comitato 19 giugno, il Coordinamento Torino Pride, la Consulta torinese per la laicità delle Istituzioni, ovvero quel largo e variegato spettro di società civile che aveva dato vita alla grande manifestazione torinese del 19 giugno, il Pride dei Diritti.

“E’ impegno di tutte e di tutti, sempre ma più che mai in questi mesi, di vigilare giorno per giorno, nelle ASL, negli ospedali” dice Carla Quaglino della Casa delle Donne “il confronto tra noi continua negli stabili appuntamenti mensili assembleari che abbiamo scelto di darci”. Il prossimo è il 1° febbraio alle 21, nella Sala dell’Antico Macello di via Matteo Pescatore.

 

 

La redazione

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