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Attualità e Società

22 Marzo 2011

Donne nei CdA, è la volta buona?

Approvato in Senato il testo di mediazione sulla rappresentanza di genere nelle società quotate e pubbliche:

Donne nei CdA, è la volta buona?

Approvato in Senato il testo di mediazione sulla rappresentanza di genere nelle società quotate e pubbliche: 20% di donne dal 2012, 33% dal 2015, sanzioni graduali ma dopo 7 mesi verrà sciolto l’organismo inadempiente, autonomia statutaria per le modalità attuative. Ora si attende l’ultimo passaggio alla Camera, si spera senza nuove “sorprese”.
“Questa norma non imprimerà soltanto un cambiamento epocale nei vertici di un numero smisurato di imprese pubbliche e private, ma inciderà pesantemente nella cultura del nostro Paese. L'esercito di donne che sbarcherà nei CdA sarà un nuovo simbolo di parità”.
Lella Golfo, deputata PdL e prima presentatrice della proposta, commenta con soddisfazione il passo, probabilmente decisivo, verso l’equa rappresentanza di genere ai vertici delle aziende. L’approvazione nell’aula del Senato del testo, seppur emendato e mediato con gli oppositori, chiude infatti una settimana di passione, in cui la norma bipartisan già approvata all’unanimità dalla Camera, era stata bloccata e rimessa in discussione da un crescendo di attacchi, dapprima subdoli e poi diretti: la lettera di Confindustria che chiedeva di annacquarne fortemente i contenuti, le decine di emendamenti di senatori della maggioranza alcuni dei quali mettevano in discussione la costituzionalità del provvedimento, il parere contrario del governo sull’ipotesi di compromesso proposta all’unanimità dalla Commissione Finanze… Un autentico ostruzionismo che ha impedito l’atto simbolico dell’approvazione nel giorno della Festa della Donna, ma alla fine è stato superato, almeno in questo ramo del Parlamento, dato che ora la legge dovrà ripassare alla Camera per l’adozione definitiva, in tempi molto rapidi secondo le dichiarazioni di tutte le forze politiche.

Alla fine, l'emendamento della relatrice Maria Ida Germontani (Fli), ottenuto il beneplacito della Sottosegretaria all’Economia Sonia Viale che il giorno prima si era opposta, è stato approvato dalla Commissione in sede redigente e quindi sottoposto alla seduta plenaria solo per le dichiarazioni di voto. A favore si sono espressi 203 senatori, mentre 14 sono stati i no e 33 gli astenuti. Tutti i gruppi parlamentari si sono dichiarati d'accordo sul provvedimento, ma ci sono stati diversi distinguo individuali, come quello scontato del sottosegretario Carlo Giovanardi, ma anche da parte di donne storicamente contrarie alla cosiddetta 'riserva' come Adriana Poli Bortone ed Emma Bonino.

Il testo dispone che i Consigli di Amministrazione e gli organi di controllo delle società quotate in borsa e di quelle non quotate a maggioranza pubblica, in occasione del primo rinnovo a partire dal 2012, dovranno essere composti da un quinto di donne, mentre a partire mentre dal 2015 la presenza femminile salirà al 33%. La riserva di genere resterà in vigore per tre mandati consecutivi.
Per quanto riguarda le sanzioni per le società inadempienti, è prevista dapprima una diffida, seguita dopo 4 mesi dada una sanzione pecuniaria che oscilla tra 100 mila euro e un milione per i CdA e da 20 mila a 200 mila euro per i collegi. In caso di ulteriore inadempienza scatta una nuova diffida seguita questa volta, dopo 3 mesi, dalla decadenza dell’organismo. Per le società quotate, sarà la Consob a decidere sulle violazioni in base a un proprio regolamento da adottarsi entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge. Si demanda infine agli statuti delle società la disciplina della formazione delle liste e delle sostituzioni in corso di mandato al fine di garantire il rispetto del criterio. Per le società pubbliche non quotate, spetta al governo emanare un regolamento sulle modalità di applicazione e sulla relativa vigilanza.

Per rafforzare l’articolato, sono stati accolti anche tre ordini del giorno: il primo impegna l’esecutivo ad adottare agevolazioni fiscali per compensare l’aggravio di costi per le assemblee straordinarie necessarie all’applicazione della legge, un altro propone di valutare la Civit, Commissione indipendente per la valutazione, la trasparenza e l’integrità delle amministrazioni pubbliche, quale possibile autorità di vigilanza per le società pubbliche, mentre il terzo, voluto dal Ministro per le Pari opportunità, prevede un Codice di autoregolamentazione per quelle società che decidessero di anticipare i tempi di applicazione delle quote di genere.

Di “norma equilibrata ed efficace” che offre della donna ”l’immagine che intendiamo sostenere e diffondere”, parla proprio la ministra Mara Carfagna, che precisa “Si tratta di una legge saggia, che non mina la libertà delle imprese, ma che anzi punta ad una maggiore competitività del nostro mercato, attraverso un maggior coinvolgimento delle donne”. Il plauso dell’opposizione è espresso dalla presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro che ricorda:“E’ stata anche una bella prova di autonomia del Parlamento” e sottolinea “Se si volesse dare un nome a questa legge sarebbe un elenco lunghissimo costituito dai cognomi di donne e uomini, tutti uno accanto all’altro in ordine alfabetico, di coloro, moltissimi, che hanno contribuito. Non è un fatto strano: se rileggiamo la storia d’Italia recente possiamo rilevare che tanti risultati ottenuti per le donne hanno visto intrecciarsi il lavoro di donne che venivano da esperienze politiche molto diverse”. Il grande lavoro bipartisan soprattutto nei giorni frenetici del dibattito in Commissione è sottolineato anche dalla relatrice Germontani.
La leader degli industriali Emma Marcegaglia, all'assemblea di Unindustria, condivide e rilancia: “Occorre dare più spazio alle donne che lo meritano, noi lo facciamo nelle aziende quotate, ma voi fatelo anche in politica e nelle amministrazioni pubbliche”.

Il commento finale di Lella Golfo è già proiettato nel futuro “Oggi abbiamo affermato un principio sacrosanto e all’indomani dell’approvazione dovremo rimboccarci le maniche: le quote sono temporanee e dovremo sfruttare i tre mandati a nostra disposizione per radicare nella politica, nelle aziende e nella società tutta la consapevolezza che più donne al comando significano un Paese più forte, equilibrato, maturo e democratico. Per questo proprio oggi la Fondazione Bellisario, insieme alla Ministra Mara Carfagna, presenterà un database di millecinquecento curricula eccellenti: per dimostrare che la svolta è appena iniziata e le donne sono pronte al segnale di partenza”.

Redazione di Kila

Articolo pubblicato per concessione della redazione di Kila ( progetto della Consigliera Regionale di Parità e dalla Commissione per la realizzazione delle Pari Opportunità tra uomini e donne della Regione Piemonte)
 

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