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Attualità e Società

21 Maggio 2011

Schiaffo dal parlamento italiano alla Giornata mondiale contro l'omofobia.

Dal mancato allargamento della legge Mancino, alla duplice bocciatura del testo proposta da Paola Concia. Tutto, purchè non cambi niente.

Schiaffo dal parlamento italiano alla Giornata mondiale contro l'omofobia.

All'indomani del messaggio del Presidente della Repubblica in occasione della Giornata Mondiale contro l'Omofobia, suona ancora più amara e beffarda la bocciatura della Commissione Giustizia della Camera, dopo mesi di discussioni, del testo unificato contro l'omofobia, proposto dal PD, presentato in Commissione dalla relatrice Anna Paola Concia, bocciata 26 a 17, con i voti contrari di PDL, Lega, i Responsabili e UDC.
La volontà affossatrice si è espressa contro un testo che non prevedeva neppure il reato di omofobia, introducendo semplicemente aggravanti per i reati commessi a scopo discriminatorio, come ha osservato la ministra per le Pari opportunità Mara Carfagna, che ha dichiarato che voterà a favore del provvedimento quando passerà nell'Aula parlamentare. Ciò è tanto più grave e sinistro a poche ore dalle parole di Napolitano che, dopo aver espresso preoccupazione per il persistere di discriminazioni e comportamenti ostili nei confronti di persone con orientamenti sessuali diversi, raccomandava la necessità di "non ignorare l'invito del Parlamento Europeo a trovare misure efficaci a combattere anche questo tipo di discriminazioni". E invece, ancora una volta, un organo del parlamento italiano ha scelto bellamente di seguire la via dell'ignoranza.
Già nell'ottobre 2009 era stata stroncata una proposta di legge sull'omofobia, sempre presentata dal PD e da IDV: Montecitorio aveva accolto la pregiudiziale di incostituzionalità avanzata dall'UDC di Pierferdinando Casini.
Andiamo ancora indietro, arriviamo alla legge Mancino del 1993, che introdusse le aggravanti per gli atti di violenza motivati da discriminazioni fondate su sesso, lingua, etnia, religione: per anni il movimento LGBT ha incluso invano il suo ampliamento,   nelle piattaforme di rivendicazione dei Pride e nelle campagne per i diritti delle persone LGBT.
Sul piano delle leggi, l'assunzione dell'orientamento sessuale tra le aree di discriminazioni significa semplicemente adeguare la legislazione italiana alla normativa
europea, che esplicitamente vieta «qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali». 
Di cosa è fatto il muro di gomma che respinge con tenacia ogni tentativo di inscrivere la parola omofobia nel tessuto legislativo italiano?
E' fatta, tra l'altro, di persone in carne e ossa, una compagine di uomini e donne che sembrano lottare con tenacia per difendere i dettami vaticani, primo tra tutti non nominare
(e a mo' di esempio, appunto per nominare, un Giovanardi ora al governo, una Binetti ieri e oggi all'opposizione).
Nella perfetta tradizione dei poteri romani cattolici apostolici egemoni, il potere e lo status quo si difendono con il silenzio, il divieto di nominare.
Nominare l'omofobia, introdurla nel discorso pubblico nel peso e nella forma del livello giuridico,
significa in qualche misura dare riconoscimento all'esistenza delle persone GLBTQ,
aprendo una breccia che apre la strada al riconoscimento della parità di diritti.
(Come è sacrosanto che sia)
Anche questa volta, per un testo tanto moderato, c'è  infatti chi ha dato fuoco alle polveri, urlando che ciò avrebbe aperto la strada ai matrimoni omosessuali.
Hanno ragione. Punto. Riconoscimento dei differenti modi di essere e di amare, unioni civili, matrimoni.Perché no? cosa toglierebbe a chi?
Sanno bene, avendolo sperimentato,  cosa accade quando si apre una breccia.
Invece di imbastire difese, di cercare di tranquillizzare con argomenti mediatori e ragionevoli chi di ragionare non ne ha voglia con ogni evidenza, forse sarebbe utile trattare quelle argomentazioni per quelle che sono,
estremi integralismi, estremi tentativi di imporre, con leggi o negando leggi, scelte che hanno a che fare solo con l'autodeterminazione delle persone.
Poi, per carità, ognuno ha il diritto di propagandare il proprio credo, quale che sia.
Ma occorre dire a chiare lettere che chi si batte politicamente per una cosiddetta "legge naturale",
si batte per uno stato confessionale. Poi ognuno si schieri come vuole, ma dando il nome alle cose.


 

Roberta Padovano

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