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Attualità e Società

23 Giugno 2011

Il futuro di Sol E' adesso. Toma la Plaza! Palabras Femeninas

La corrispondenza di AX da Puerta del Sol. Voci dal Movimento degli Indignati 15-M.

Il futuro di Sol E'  adesso. Toma la Plaza! Palabras Femeninas

Il futuro di Sol è adesso.
Toma la Plaza!
Palabras Femeninas
 
 
 
TOMALAPLAZA.NET
 
PALABRAS FEMENINAS
 
Un caro amico spagnolo è appena venuto a trovarmi a Torino e mi ha raccontato l'esperienza di un mese di vita a Puerta del Sol con il movimento degli Indignati, conosciuto come 15-M, ossia 15 maggio, il giorno della manifestazione che ha portato all'occupazione della piazza più nota di Madrid.
Ha portato con sé una bellissima video intervista di donne femministe realizzata per noi, donne italiane indignate. Presto sarà sottotitolata e messa in rete.
Il movimento 15-M merita di essere conosciuto bene. E' un'esperienza che non si può equiparare a nessun'altra in Italia, partecipata attivamente e in maniera intergenerazionale da centinaia di migliaia di persone solo in Madrid.
Un'unica voce per dire no al patto dell'euro, per dire la “vostra crisi noi non la pagheremo”. La crisi di un sistema, quello capitalistico, che per risorgere dalle proprie ceneri è capace di affamare interi popoli a favore degli interessi di pochi monopoli di potere.
Un grido di dignità, collettivo, corale, per dire basta a sistemi di vita alienanti ed infelici determinati dalle logiche del mercato e del patriarcato.
La sloganistica del Sol è staordinariamente politica, ironica e poetica.
Donne di ogni età condividono vissuti, desideri, rabbie, bisogni e li esplicano con propositività e lucidità. Qualcosa di molto lontano dal lamento o dal senso di impotenza.
Ciò che mi colpisce del racconto del mio amico di Madrid sul 15M è la capacità di analisi politiche, sociali ed economiche molto serie a partire dal bisogno umano di poter vivere una vita più libera e felice. E' in atto una rivoluzione culturale, dove il noto slogan “la rivoluzione sarà femminista o non sarà” ha diritto di cittadinanza perchè il 15M sa che un cambiamento profondo delle regole economiche e sociali non può esistere senza un duro attacco al sistema patriarcale. Questo riguarda donne e uomini, alcuni senz'altro più evoluti nella consapevolezza di sé altri ancora molto lontani. Il video lo spiega bene.
A presto!
Solidale,
Daniela Portonero

La corrispondenza di AX:
A Sol, si parla al femminile.


Scriveva un noto antischiavista (per situarci, una decina d'anni prima dell'Unificazione italiana) :

“Io penso che dovremmo essere prima uomini, e poi cittadini. Non è desiderabile coltivare il rispetto della legge nella stessa misura nella quale si coltiva il giusto. Il solo obbligo che ho diritto di assumermi è quello di fare sempre ciò che ritengo giusto.”

È ben probabile che tra noi, Donne in Viaggio, non ci sia neanche una contraria a quest'affermazione tratta del saggio Disobbedienza Civile di H.D. Thoreau. La storia è ricca di esempi di ribellione femminile in nome della Giustizia, in maiuscole, quella d'ispirazione naturale quindi in poco attinente a quella ius-positivista che oggi serve a trattenere il gregge unito --unitamente sottomesso-- anche nella disperazione.

Lo stesso principio sopporta le rivendicazioni del cosiddetto movimento 15M, vi racconto un po' di passaggi per fare da una parte chiarezza e dall'altra più condivisibile l'esperienza delle cugine spagnole che ho vissuto in prima persona durante ventotto giorni.

Il 15 Maggio mi recavo a Madrid per partecipare alla manifestazione indetta dal collettivo Democracia Real Ya e che sotto lo slogan: “15 maggio, prendi le strade. Noi non siamo delle merci nelle mani dei politici e i banchieri” aveva raggiunto un notevole apprezzamento, basti dire che due centinaia di collettivi diedero il loro appoggio alla manifestazione, forse anche perché sindacati, partiti ed altre pulci erano stati gentilmente invitati a starsene ben lontani. Grande successo nell'affluenza in tutta la geografia iberica, io però ero a Madrid immersa nel corteo che da Plaza de Cibeles arrivava in Puerta del Sol, simbolo della guerra d'indipendenza contro Napoleone, antico porto per i transumanti e, anche se prosaico, fa pure da storica sede per salutare l'anno nuovo coi tradizionali dodici chicchi d'uva che si traversano al ritmo che dettano l'orologio e il campanile della Real Casa de Correos, oggi sede del governo regionale, in mano ai virtuosi della speculazione. Ero scettica abbastanza prima di questo evento sull'andare delle cose, né i grillini in Italia, né i scioperanti francesi, né i manifestanti greci che con tanta rabbia hanno lottato contro il neoliberalismo sembrava che fossero riusciti a piegarlo. Da queste parti, nello Stato spagnolo, con l'arrivo delle rondini il gruppo Juventud sin Futuro aveva organizzato un corteo che raggiunse solamente tremila persone a Madrid. Io ero allora in Algeria tra le rifugiate sahrawi e nelle cifre dei giornali mi si è ammosciato l'entusiasmo provocato da questa nuova sloganistica che non puzza più di naftalina:

        Gioventù senza futuro,

        senza casa

        senza lavoro

        senza pensionamento

        senza paura


Infatti è lo stesso motto che hanno usato per il 15M, quindi non si erano arresi, e questo è un fatto. Forse il movimento non era una copia sbiadita dei giovani grillini in Italia ma non mi pareva neanche fosse una mostra di coraggio e determinazione come quella del campamento Gdeim Izik, nei Territori Occupati del Sahara Occidentale, vero fiammifero che ha bruciato gli interessi degli speculatori nell'Algeria di Bouteflika e che ha mandato a casa a Ben Ali e Mubarak.

Ma forse l'intelligenza collettiva funziona a nostra insaputa. Dopo una manifestazione senza incidenti mentre prendevo una birretta con una amica giapponese in una delle piazzette adiacenti a Sol, sono arrivati armati fino ai denti i valorosi antisommossa, che come fossero arrivati tramite teletrasporto dal Libano del 82, sparavano lacrimogeni e bombe di suono qua e là davanti la percezione di irrealtà dei cittadini seduti nelle panchine o nei diversi dehors dei locali. Non era successo niente. Non c'era nulla da sgomberare.

Istintivamente io e la mia amica giappo-giornalista, ci siamo messe a correre verso i poliziotti, unico posto al riparo dei gas in quanto origine dei lanci, siccome loro correvano, li abbiamo incrociati senza problemi. Poi ci guardavamo, non capivamo nulla, lei registrava col telefonino, io mi ero portata la video camera e anche Javier Ruiz, di Noticias Cuatro, ha visto il tutto.

La reazione del movimento: Diverse persone sono rimaste a dormire in Puerta del Sol in protesta dopo la carica ingiustificata della polizia e le ulteriori detenzioni arbitrarie; infatti qualcuno raccontava di passare di là senza neanche essere andato alla manifestazione e di aversi beccato l'arresto dopo ricordare ai poliziotti che stavano menando una ragazzina inerme sdraiata per terra. Il lunedì sedici sono tornata a casa per ripartire di fretta martedì 17 a Madrid: il centinaio di persone accampate a Sol la notte del 16 era stato violentemente sgomberato dalle cosiddette forze dell'ordine, erano le cinque del mattino.

Martedì siamo arrivate in ventimila e abbiamo preso d'assalto la piazza. Stanche come eravamo di subire costanti abusi di potere, e forti della consapevolezza numerica, ci siamo organizzate in commissioni e gruppi di lavoro per non abbandonare Sol e continuare da lì il lavoro di tutti questi movimenti che appoggiarono la manifestazione del 15 maggio. Difficile da descrivere la vibrazione di Sol quando al di sopra delle teste delle persone vedevamo come arrivavano materassi e divani, pali e tende, quantità enormi di cibo donato dai vicini, dai baristi, cose che la gente portava di casa loro. Dopo che la Delegazione del Governo (la prefettura) aveva dichiarato illegale il raduno, quella sera mi sono dedicata a controllare il controllore, nella Comisión Desalojo (commissione sgombero) ovvero prevedere da dove sarebbero arrivati i cattivoni che spuntavano in ognuna delle strade che confluiscono in Sol, individuare polizziotti in borghese e più specialmente gli infiltrati che abitualmente danno l'ordine di caricare col semplice gesto di buttare la prima pietra contro i loro colleghi poliziotti. Quindi ci siamo organizzate per formare le volontarie su come fare un eventuale cordone di sicurezza e proteggere la gente che dormiva. Come Thoreau, questo movimento spontaneo abbracciava la modalità di azione diretta non violenta, e davanti la pula mostrava le mani aperte e gridava “¡es-tas son, nues-tras armas!” (queste sono, le nostre armi!).

La nottata è stata tesa ma già da allora tutti avevamo la sensazione di stare a iniziare qualcosa di grande che ancora non eravamo capaci ad immaginare. Si è deciso di rimanere a Sol fino alla domenica 22 maggio, giornata di elezioni amministrative nello Stato spagnolo. Il 18 gli stessi media che avevano fatto grande sforzo per tenerci lontani dalle loro prime pagine --noi sapevamo di essere in noi stesse una enorme prima pagina-- hanno iniziato l'offensiva: “punkabbestie”, “sporchi”, “sovversivi”, “illusi”, “viziati”... Il governo locale, in mano alla destra, aveva messo cordoni di poliziotti per impedire che la gente arrivasse a Sol, e chiedeva la carta d'identità mentre informava dell'illegalità del raduno. Persino la megafonia del metro di Madrid ululava il divieto emesso dalla Delegazione del Governo: “ricordiamo i signori clienti con destino in Puerta del Sol che la manifestazione che lì si tiene è stata dichiarata illegale, la contravvenzione del divieto può avere sanzioni che vanno dalla multa alla prigione”.

L'ambiente ti incitava a dare il meglio di te stessa, profumo di coraggio, e mi sono vista più adatta allora a coordinare la megafonia con la commissione di comunicazione: ogni testo che passava a megafonia doveva avere l'approvazione di Comunicazione. Mi sono dovuta beccare l'adrenalina delle anarchiche post-adolescenziali che mi accusavano di essere poco democratica, ma era assai difficile spiegar loro che gli infiltrati avrebbero provato qualsiasi trucco per prendere il microfono e screditare il movimento. Facevo i turni dalle sette di sera alle sette del mattino, dentro la griglia del monumento a Re Carlo III. Tra le grate di bronzo finto arrivavano i panini che la commissione di alimentazione preparava, i bidoni d'acqua che la gente ci portava, persino caramelle e radice di zenzero per curare la gola! Autogestione: il giorno dopo Carta.org ci chiamava “La comune di Madrid”.

Ogni giorno l'accampamento cresceva in largo e in lungo. Nuove commissioni e gruppi di lavoro si erano creati da un lato all'altro della piazza: Nelle pause di lavoro potevi, dopo aver lasciato i bimbi nell'apposito asilo, farti una seduta di yoga, ricevere un massaggio tonificante, mangiare un panino --anche vegano--, portare solidarietà al popolo sahrawi e a quello palestinese, curare l'orto, leggere un bel romanzo o giocare scacchi e lavorare tanto lontana dalle il-logiche patriarcali, senza gerarchie, con rispetto e un enorme senso condiviso della dignità. Lo stesso che tu fossi un giurista oppure un falegname o un senza tetto, c'era spazio per tutti e un lavoro per ognuno: creare reti internet o mobili per i diversi stand, occuparti dalla pulizia o andare a sensibilizzare le migliaia di persone nel Rispetto (il primo nome di questa commissione era stato “sicurezza”), spremere i neuroni in una assemblea di scuola libera, o in una di politica a lungo termine, studiare con altri uomini le nuove mascolinità, i micromachismi...

Nel frattempo, i politicanti, i media e i commercianti facevano del loro peggio: “bisogna sgomberare anche se ci sono dei morti” urlavano i giornali della destra. “Perdite milionarie” diceva il portavoce di el Corte Inglés, travestito di portavoce dei commercianti. Preparavano un ambiente di tensione per la famigerata “Giornata di riflessione”, un impedimento costituzionale per evitare la diffusione di messaggi politici il giorno prima delle elezioni. Peccato che i media della destra, che esigevano al governo di far compiere la legge, della legge ne sapevano poco: è un impedimento ai partiti politici mica ai cittadini.

Da fuori sapevamo quasi tutto, grazie alle reti sociali. Sono stati in tanti i vicini che rendevano i propri impianti wifi disponibili per il movimento, anche i loro balconi, ciò che io percepivo era la voglia di darci pure il loro cuore. Io urlavo dal mio avamposto settecentesco: “Compagne! Non siamo da sole: Anche a Parigi, a Londra, ad Amsterdam, si raduna la gente con lo stesso spirito. Ascoltateci banche e politici: la vostra crisi non la paghiamooooo! Emozionante ricevere gli elenchi delle città solidali, venerdì 20 erano 267 i campeggi a inizio serata nel mondo. A fine serata eravamo arrivate a 500.

Arrivati al sabato, tutte le istituzioni competenti ci avevano dichiarato “illegali” (fare lavorare d'urgenza la Corte Suprema è figo, non cagarti la sua risoluzione non ha prezzo). A quel punto negli ingressi di Sol si potevano leggere striscioni recanti la dicitura: “Acampada Sol dichiara illegale la Giunta Elettorale Centrale”. Sabato erano molte quelle che portavano cartoline che dicevano: “sto riflettendo”. Fin dall'inizio c'era questo senso di umorismo sano, non era una festa come la capisce Lele Mora, e quindi si raccomandava di non bere l'alcool (vietato in quella regione per strada). Esempi ci sono tanti negli striscioni, “se arriva la polizia, tira fuori l'uva e fai finta di nulla” in riferimento alla attività più nota negli anni a Sol: prendere l'uva per salutare l'anno nuovo. Nei sit-in cantavamo ai poliziotti: “quei corpi da paura, mandali a infrastruttura”.

Dopo le elezioni l'affluenza di gente era diminuita nei giorni feriali, il che ci ha dato anche un respiro per non dover fare tanta attività di diffusione coi curiosi, centrarci nelle basi teoriche del movimento piuttosto che negli interessi personali di ciascuno: azioni, audiovisivi e femminismi sono state le mie scelte, in più, potevo partecipare alle assemblee generali che si tenevano ogni giorno alle otto di sera e radunavano, dipendendo del giorno e del meteo tra i duemila e i seimila partecipanti. Il fine settimana si riempiva di nuovo non solo Sol, ma tutte le strade adiacenti e le piazzette da cui sbucano.

A Barcellona hanno sgomberato con manganellate casalinghe prese dal panico e uomini in sedia a rotelle, a Parigi pure, in entrambi i casi, 27 e 29 maggio rispettivamente, le indignate sono tornate dopo coi loro strumenti musicali e hanno improvvisato un concerto. Abbiamo accampato davanti il parlamento, abbiamo impedito decine di sfratti di famiglie che non potevano pagare più un mutuo abusivo. In questo momento ci sono migliaia di persone che a piedi, fanno una marcia verso la capitale dello Stato, arriveranno il 23 luglio, el movimiento se demuestra andando...

Abbiamo fatto storia, la nostra storia, anche se tutto fosse finito con l'accampamento lo scorso 12 giugno, avrebbe valsa la pena. Ma il 12 è stata una giornata un po' triste, tornare a casa, durissimo. C'è sempre il rischio che i governi creino una Gladio o una P 3'14 per fare degli attentati nel nostro nome.  Il ministero dell'interno ha arrestato la cupola di Anonymous Spain (ancora si sentono le risate di questo colletivo). Oggi la notizia è l'arresto di dodici attivisti contro la vivisezione... Sventrare i movimenti popolari lo hanno sempre fatto, e quindi non abbiamo garanzie di continuità, ciò però che non ci potranno rubare è la speranza con cui abbiamo lavorato lì, e la sensazione netta che non ci fosse un posto più magico al mondo. Profumo d'amore, sorrisi e buon feeling in Piazza SOLuzione.

 

Daniela Portonero

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