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Psicoanalisi Oggi

L'attualità della psicoanalisi
A cura di Rosa Elena Manzetti con la collaborazione di Mary Nicotra

Psicoanalisi Oggi

31 Gennaio 2011

Che cosa è la psicoanalisi?

Rispondere alla domanda che cosa sia la psicoanalisi comporta definire a che cosa puntiamo in una psicoanalisi e poi che cosa opera in una cura psicoanalitica. La psicoanalisi, e di conseguenza una psicoanalisi, ha come finalità una trasformazione soggettiva che sia durevole:

Che cosa è la psicoanalisi?


Rispondere alla domanda che cosa sia la psicoanalisi comporta definire a che cosa puntiamo in una psicoanalisi e poi che cosa opera in una cura psicoanalitica.
La psicoanalisi, e di conseguenza una psicoanalisi, ha come finalità una trasformazione soggettiva che sia durevole: questo diviene possibile per il fatto che una psicoanalisi, che funzioni come tale, ha come sua conseguenza un soggetto nuovo.
Gli psicoanalisti, in particolare gli psicoanalisti freudiani secondo l’insegnamento di Lacan, non hanno di mira di proporre a coloro che vi si rivolgono nuove soluzioni-modello da sostituire a quelle che, essendo decadute perché obsolete, hanno lasciato il soggetto di fronte a un vuoto e a del materiale grezzo da mettere in forma. Noi psicoanalisti non abbiamo di mira di proporre soluzioni e modelli a cui identificarsi.
Si potrebbe dire che noi psicoanalisti sappiamo per esperienza personale che i soggetti, tutti i soggetti hanno delle risorse, che possono essere alla base di soluzioni creative soltanto se il soggetto particolare, quello che è in stato di sofferenza, è accompagnato da un desiderio opportuno e non invasivo che gli permette di mettersi al lavoro della propria nuova costruzione.
Un piccolo esempio: circa due mesi fa prende un appuntamento con me un giovane signore. Al primo incontro mette sul tavolo le carte del suo gioco e soprattutto dove per lui il gioco si ingarbuglia. E’ sposato da qualche anno e ha una bambina di 4 anni. Si è sposato quando a un certo momento della sua vita si è detto che con Lina, con la quale aveva una storia da diversi anni anche se non si faceva mancare storie parallele, stava bene, perciò se voleva formare una famiglia e avere dei figli quella era la persona giusta e quello il momento giusto. Si sono sposati, subito dopo lui ha cambiato azienda in cui svolgere il proprio lavoro e quindi città. Perché ha cambiato posto di lavoro? Glielo hanno offerto e gli è sembrato che, siccome gli permetteva anche di venire a Torino, fosse un’opportunità interessante.
Quello che l’ha portato dall’analista è che da circa un anno e mezzo ha avviato una relazione extraconiugale. Come già sappiamo questa non è una novità per lui e non gli farebbe alcun problema, salvo che con Daria è successo che lei gli ha posto un aut aut, o sta con lei o sta in famiglia. Lui allora ha cercato di mettere termine alla relazione con Daria. Ha cercato, dicevo, perché dal momento che Daria ha accettato la sua pseudo-decisione, si è trovato immerso nell’angoscia.
Ecco la domanda che Domenico porta in analisi: come trovare gli elementi decisivi per prendere una decisione, lui che generalmente ha lasciato all’Altro l’ultima decisione?
Domenico non è uno sprovveduto, è a conoscenza del fatto che nessun altro può prendere la decisione se non lui. Però ‘esserne a conoscenza’ per sapere acquisito, vale a dire per ragionamento, per letture, ecc. non cambia il fatto che si aspetta che la soluzione arrivi dall’altro.
Perciò anche dall’analista Domenico, anche se non è uno sprovveduto, si aspetterebbe una soluzione alla sua angoscia.
E’ proprio qui che la psicoanalisi mette in gioco una differenza anche rispetto a numerose pratiche psicoterapeutiche che pure loro hanno di mira il soggetto, ma con l’obiettivo di proporgli nuove identificazioni, nuovi modelli di vita cui identificarsi. Senza dubbio offrire nuovi modelli già confezionati ha degli effetti terapeutici. Lo sappiamo tutti, non c’è bisogno che lo dica uno psicoanalista. Prendiamo l’esempio di Rosaria il cui modello ideale di uomo è sempre stato suo padre. Modello che ha condizionato anche la scelta degli uomini di cui si è innamorata, soprattutto nel senso che finora nessun uomo le è sembrato essere quello che lei cercava.
Poco tempo fa, improvvisamente, il padre di Rosaria è morto. Lei si è trovata presa dall’angoscia della solitudine. Siamo di fronte alla situazione in cui un modello, la parola del padre, viene meno. Restano certamente a Rosaria gli insegnamenti, tutta la sua storia e quindi i significanti familiari cui appoggiarsi, ma c’è qualcosa che quotidianamente non trova risposta nella parola dell’altro, sia che l’accetti e la segue sia che faccia il contrario. Così Rosaria cerca subito di trovarsi un nuovo modello di riferimento: si innamora di un uomo che sopperisca a ciò che le manca. Subito, pur nel dolore della perdita del padre, sta meglio. Questo però non cambia in alcun modo la sua questione più intima e cruciale: che sa perfettamente contestare le soluzioni che l’altro le propone, ma senza le proposte dell’altro non sa come orientarsi.
L’analista non è un esperto di soluzioni che vadano bene a un altro, semmai è un po’ esperto dei meccanismi che hanno contraddistinto le sue soluzioni ripetitive e identiche, dal punto di vista logico, a se stesse. Aver indagato i propri meccanismi fino al punto in cui può prendersi carico del godimento che ha sempre tratto dal mettere in atto le soluzioni ripetitive, permette all’analista di non precipitarsi a fornire lui le soluzioni all’angoscia del soggetto. Queste sarebbero soltanto soluzioni sue e il soggetto in quelle soluzioni potrebbe sì alienarsi, ma non esistere con soddisfazione.
La differenza la possiamo illustrare in tanti modi, anche con il gioco degli scacchi che Freud prende spesso come esempio. Se io gioco una partita e mi faccio indicare le mosse da un altro, in realtà io sarò soltanto il braccio di quella partita, che di fatto è giocata dall’Altro. La vincita, la perdita, l’esecuzione non le metterò mai a mio nome, se non bluffando. E in fondo sarà proprio l’atto di bluffare il solo che effettivamente sarà fatto sotto la mia propria responsabilità.
Ciò a cui punta la psicoanalisi è a far emergere quello che un giorno Lacan, citando Freud, ha chiamato un nuovo soggetto. Per dirla in breve per la psicoanalisi un soggetto trova il suo posto più singolare tra ciò che dice e ciò che crede di voler dire, in fondo rivelandosi come ciò che non è definibile da alcun elemento del linguaggio. Parlare di soggettività è parlare del modo secondo cui ciascuno se la sbroglia con questa indeterminazione, utilizzando tutto ciò che lo determina per affrontare questo punto di indeterminazione che produce inquietudine.
In una analisi si tratta dell’avvento di una parola che impegna il soggetto nella sua relazione con il futuro a partire da ciò che l’ha determinato. Si tratta in una analisi di tornare a delle parole dette o non dette che hanno segnato la storia del soggetto. Ma si tratta anche di condurre la cura in modo che il soggetto possa prendersi a carico il godimento inassimilabile al linguaggio che lo abita e lo specifica in modo singolare.
Le trasformazioni che un soggetto può attendersi da una analisi riguardano il modo in cui si articolano per lui questo godimento opaco e ingovernabile e la lingua. Riguardano il modo in cui questo godimento si è cristallizzato nelle tracce della sua storia singolare. Questo la psicoanalisi considera un sintomo. E’ dal sintomo che parte un’analisi ed è il sintomo stesso a servirci da bussola, da principio di orientamento, poiché è il nostro sintomo a definire la modalità particolare della nostra iscrizione nel mondo. Le trasformazioni che un soggetto può attendersi da una psicoanalisi sono quindi strettamente legate alle modifiche dei rapporti che egli intrattiene con il sintomo che lo identifica. Il sintomo essendo lo strumento di cui ciascuno di noi dispone per mettere in forma e valorizzare una parte del nostro godimento. Esso apparecchia la dimensione pulsionale della nostra esistenza, utilizzando le tracce, le marche di linguaggio che ha a sua disposizione.
L’esperienza psicoanalitica ha come fine di trattare il sintomo, non nel senso di sopprimerlo, ma nel senso di modificare l’uso che facciamo di questo apparecchio per godere.
 
 

Rosa Elena Manzetti

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