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Psicoanalisi Oggi

L'attualità della psicoanalisi
A cura di Rosa Elena Manzetti con la collaborazione di Mary Nicotra

Psicoanalisi Oggi

03 Marzo 2011

L'intima alterità

Nicolò Copernico attraverso la “ teoria eliocentrica” dimostra che la Terra non è al centro dell'universo: ciò che è immobile al centro dell'universo è il Sole mentre la Terra, ruotando quotidianamente sul suo asse, gira nell'arco dell'anno attorno al Sole.

L'intima alterità

Nicolò Copernico attraverso la “ teoria eliocentrica” dimostra che la Terra non è al centro dell’universo: ciò che è immobile al centro dell’universo è il Sole mentre la Terra, ruotando quotidianamente sul suo asse, gira nell’arco dell’anno attorno al Sole.
Darwin con la sua teoria dell’evoluzione mette l’uomo nella stessa scala evolutiva dei primati e secondo Freud la psicoanalisi affligge all’uomo e al genere umano la terza grande ferita narcisistica dimostrando che “[…]l’Io non è padrone nemmeno in casa propria[…]”  ovvero che  “[…] lo psichico non coincide affatto con ciò che è cosciente”.
Freud paragona l’inconscio ad un “[…] territorio straniero interno[…]”,  a qualche cosa che pur essendo dentro, intimo al soggetto rimane rispetto ad esso in una posizione di estraneità. 
Nel più intimo del soggetto, quindi, risiede una zona di alterità, di estraneità, a cui egli non può accedere seguendo le vie consuete del pensiero – che esse siano la ragione, la volontà, la morale o le buone intenzioni.: per tale motivo l’analista quando ascolta la parola del soggetto non è li ad ascoltare l’io che parla ma è li ad ascoltare il soggetto dell’inconscio.
Freud scopre che la cura e il trattamento del cosiddetto disagio mentale può percorrere una via inedita basata sul principio secondo il quale gli essere umani – o meglio gli esseri parlanti – si possono curare con la parola e con l’ascolto nell’ambito di una relazione particolare, la relazione analitica e che tale relazione si inaugura sulla via del transfert, dell’amore di transfert.  Freud sottolinea che nell’ambito della relazione analitica la guarigione di cui si tratta è “propriamente di una guarigione mediante l’amore” (Lettere a Jumg, pag. 12).
Come dice Lacan, la psicoanalisi va studiata come una situazione a due.
I due termini della coppia sono l’analista e quello che lui chiama l’analizzante e quando Lacan parla di analizzante e non di analizzato non lo fa solo per un vezzo linguistico. La scelta stessa del termine mette il rilievo la dimensione etica della cura analitica e quindi la posizione dell’analista il relazione al soggetto che parla.
L’analizzante a differenza dell’analizzato non è qualcuno che si sottopone passivamente ad una cura, non è qualcuno che si sottopone passivamente ad una rieducazione terapeutica da parte di un altro che applica al caso un metodo, un protocollo, una procedura per fare in modo tale che il soggetto che parla si adatti meglio alla realtà.
Lacan nel testo La direzione della cura e i principi del suo potere scrive che il compito dell’analista non è quello di dirigere il paziente bensì è quello di dirigere la cura.  In che modo? Operando nel transfert le manovre necessarie per accompagnare il lavoro dell’analizzante il quale, attraverso il dispiegamento della catena significante,  e sostenuto dal desiderio dell’analista,  può giungere a cogliere che cosa lo riguarda nel sintomo di cui si lamenta e che gli arreca così  sofferenza. 
La psicoanalisi non pensa al sintomo come qualche cosa da eliminare, da sopprimere o da cancellare, quanto piuttosto come ad una strategia inconscia che risponde già ad un tentativo di soluzione del soggetto. Ora, la questione è che occorre del lavoro da parte del dell’analizzante per poter accogliere e forse rinunciare a ciò che sul piano dell’io appare, è vissuto e si manifesta come qualche cosa di invalidante e doloroso pur tuttavia  rispondente ad una necessità  inconscia.  Ebbene se l’esigenza è un’ esigenza inconscia è certo che non possa essere trattata – come si diceva prima - attraverso le vie della coscienza che sono proprie dell’io.  Questo si scontra con l’urgenza a cui la sofferenza spinge: sappiamo bene che in determinate situazioni non chiederemo altro che essere immediatamente liberati da ciò che ci fa stare cosi male incontrando qualcuno che abbia la ricetta da mettere subito in pratica.
L’esempio del sintomo fobico può aiutare a cogliere una cosa che può avere dell’inaspettato.  Scelgo la fobia perché è un sintomo che almeno in un primo tempo può risultare essere malleabile alle tecniche di rieducazione cognitiva -  non sono rari, infatti, casi in cui anche in poche sedute si ha la scomparsa del sintomo.  Ma a quel prezzo, dal momento che la fobia è già un tentativo che il soggetto costruisce per arginare e localizzare ciò che si affaccerebbe in lui in modo devastante?   Il sintomo fobico potrà modificarsi, attenuarsi fino eventualmente a cadere solo nel momento in cui avrà concluso di soddisfare quell’esigenza inconscia che il soggetto, attraverso la relazione di cura,  potrà giungere a cogliere. Lì il soggetto potrà decidere se adottare modi soggettivamente a lui più consoni,  fermo restando che la decisione di cui si tratta è sempre una decisione inconscia.

 

 

Monica Buemi

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