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Psicoanalisi Oggi

L'attualità della psicoanalisi
A cura di Rosa Elena Manzetti con la collaborazione di Mary Nicotra

Psicoanalisi Oggi

10 Gennaio 2012

Omologarsi, ovvero rinunciare alla singolarità*

Non sempre il sociale fa legame sociale. La folla, gli spettatori, i lavoratori, sono insiemi che si ottengono rendendo anonimi gli individui che li compongono. L'obiettivo dell'omologazione è che la massa si uniformi,

Omologarsi, ovvero rinunciare alla singolarità*

 sottoponendosi allo stesso imperativo di godimento e identificando nell’estraneo, eretto a responsabile dei malfunzionamenti e del godimento che manca, la linea didemarcazione del gruppo. L’uso di tale meccanismo segregante è all’ordine del giorno: si vedano tutte le questioni sui rom, sugli extracomunitari e sui seguaci di religione mussulmana.
Concepire l’istruzione, inclusa l’università, e la formazione in genere, secondo linee orientate essenzialmente allo sviluppo economico, al raggiungimento, spesso illusorio, del posto di lavoro e/o del profitto, è costruire uno strumento di massificazione, in contrasto con la formazione di cittadini.
L’impatto immediato e misurabile in termini di utilità economica è il metro per non considerare un insegnamento obsoleto.1 Il legame sociale è altra cosa. Secondo J. Lacan non c’è legame sociale se il soggetto non può situarvisi per la via del sintomo. Un legame è uso del linguaggio per costruire una possibilità di vivere collettivamente e concerne non tanto il legame di ciascuno con ciascun altro, ma la responsabilità di ciascuno nella creazione del legame stesso, del suo mantenimento e del suo rinnovamento. Esso deve rispondere a due aspetti: come accogliere la singolarità di ciascuno
nell’ambito comune senza che vi si debba rinunciare per farsi accettare?

Come situare ciascuna
singolarità senza che il collettivo vada in frantumi?
Oggi il sintomo è considerato una risorsa soltanto dalla psicoanalisi. Il discorso contemporaneo abbandona la funzione d’autorità per far posto al potere degli esperti. Il mercato promettesoddisfazione per tutti con gli stessi oggetti prodotti per tutti. Siccome il sintomo porta la marca del desiderio di ciascuno viene misconosciuto. L’intesa tra mercato e tecno-scienze tende a naturalizzare l’umano 2, trasformando il desiderio in bisogno, sempre frustrato, e confondendo il soggetto che desidera e gode con l’individuo biologico. I soggetti, dispensati dal sostenersi sulla loro struttura e le soluzioni che permette, si dibattono tra l’affermazione narcisistica e la fatica di esistere.
Un corpo sociale quindi non è un prodotto di natura. L’educazione è una via per far entrare i corpi nelle pratiche sociali. Ci si riesce grazie all’operazione di significanti padroni, ma anche per induzione immaginaria di modelli. E questo vale per tutti. I corpi umani assimilano le relazioni simboliche e immaginarie delle culture in cui nascono, che producono pratiche di corpo diverse, persino incompatibili.
La globalizzazione mira a pratiche di corpo omologate, ma qualcosa resiste a questa operazione.
Alla programmazione dei corpi c’è un limite: si possono programmare scenari di godimento per tutti, ma non vi è padronanza sulla risposta di godimento del corpo. L’espulsione di ciò che resiste, era definita da Lacan razzismo dei discorsi in atto. Il godimento al di là della misura viene localizzato nell’Altro come ‘barbarie’.
Il discorso del capitalista costringe i godimenti attraverso il folle meccanismo produzione-consumo.
La libido degli individui è catturata dagli oggetti offerti come soluzione all’insoddisfazione, confondendoli rispetto al loro desiderio. Si tratta di oggetti universalizzati, che diventano indispensabili perché incarnano il godimento del feticcio e promettono di chiudere il buco della Un po’ di tempo fa un esperto nella verifica e valutazione di programmi di formazione mi faceva notare che, nel campo ‘clinico’ così come in altri campi, il ‘progresso’ ha dimostrato che non è utile al ‘saper fare’ soffermarsi troppo sulle lettura di opere teoriche e più in generale del campo umanistico. L’essenziale è imparare i diversi steps attraverso cui è necessario far passare i soggetti perché trovino un posto adeguato nel mondo. 2
 D’altronde non si gode più di beni e ricchezze tangibili, ma di ricchezze sotto forma del suo rappresentante universale: il denaro. Con il dio-denaro, sconnesso dai beni e connesso al flusso virtuale, si può fare a meno di ogni scambio particolare desiderante con l’altro. Siamo di fronte al comandamento del superio ‘Godi in conformità con gli oggetti che ti offro!’. E’
l’ingiunzione, impossibile da eseguire, della nostra modernità neoliberista. Come dice Lacan: « Niente costringe qualcuno a godere, tranne il superio. Il superio è l’imperativo del godimento – Godi!»3. Esso è traducibile anche nell’imperativo ‘cedi sul tuo desiderio particolare’. Questo cedimento porta con sé effetti di depressione. Il depresso rinuncia al proprio desiderio per
soddisfare l’esigenza del superio. Il soggetto depresso contemporaneo non assume la castrazione che lo farebbe soggetto desiderante, rinuncia al plus-godere solidale alla funzione del desiderio che lo anima, facendosi sedurre dall’oggetto pronto-per-godere. Oggetti di latta, lathouses come li definiva Lacan, provocano cupezza e noia. In fondo il sintomo contemporaneo della depressione fa obiezione all’imperativo del superio ‘godi!’.
A questo punto dovremmo domandarci se questo riguardi allo stesso modo i due sessi, o se non riguardi in particolare chi si situa tutto nel godimento fallico. Per il momento resta una domanda. L’obiettivo del discorso contemporaneo, di eliminare la soggettività e ridurre l’esperienza umana, si manifesta nel ridurre il sintomo a un disturbo a-soggettivo, a una malattia prodotta da disordini negli organi corporei.
C’è qualcosa di paradossale in quello che Lacan definiva il ciclo infernale del discorso capitalistico: ha bisogno della soddisfazione dei soggetti perché la macchina giri, ma le soddisfazioni ottenute sono allo stesso tempo delle insoddisfazioni. Non è soltanto a causa della durezza del discorso, ma anche perché esso distrugge l’ammontare simbolico dei valori estetici, morali, di relazione che permettono di sopportare le difficoltà che i soggetti incontrano nel vivere quotidiano costruendo le loro proprie difese. Il legame sociale non poggia più su legami libidici, l’amicizia, l’amore, l’identificazione, poiché il godimento non si situa più nel campo dell’Altro. Lo dimostrano sia i legami d’amore e la difficoltà delle separazioni, sia il campo dei rapporti di lavoro e delle sue regole. I legami esplodono, il soggetto resta solo con il suo oggetto di latta e il diritto a godere a suo modo. La posta in gioco del libero scambio, che mira a fare a meno dello Stato, è un guadagno di
godimento immediato per ciascuno. Ma se entra in gioco un tempo di attesa, sorge il risentimento e l’invidia, che si oppone al libero scambio. L’esperienza dimostra che il discorso della libertà, sottoscritto dai più, sfocia nell’ideologia dell’io autonomo, e dietro quell’io che si crede autonomo c’è il superio del godimento.
Ecco il terreno di coltura di quella che Revelli definisce “invidia sociale” come “patologia della relazionalità” 4 che si mette in atto non tra i tanti poveri e i pochi ricchi, ma all’interno “delle fasce basse della compagine sociale”.
Lacan nel seminario L’etica oppone il disagio della civiltà, che sta dalla parte dell’istanza morale del superio, all’etica della psicoanalisi, che sta dalla parte del reale.
Di fronte al superio del capitalismo e ai suoi effetti, lo psicoanalista non accoglie il malessere con lo scopo di sopprimerlo. Il suo atto punta all’emergenza della singolarità del soggetto .L’esperienza psicoanalitica tende a relativizzare il plus-godere pronto all’uso della società dei consumi e a permettere al soggetto di avere a che fare con la singolarità del suo rapporto con il desiderio e con il proprio sintomo. Agevola una certa presa di distanza in rapporto all’imperativo di godimento, senza
per questo privarsi degli oggetti che la società mette a disposizione.

 


* Intervento al Forum della Scuola Lacaniana di Psicoanalisi svoltosi a Milano a ottobre 2011
  1 Un po’ di tempo fa un esperto nella verifica e valutazione di programmi di formazione mi faceva notare che, nel
campo ‘clinico’ così come in altri campi, il ‘progresso’ ha dimostrato che non è utile al ‘saper fare’ soffermarsi troppo
sulle lettura di opere teoriche e più in generale del campo umanistico. L’essenziale è imparare i diversi steps attraverso
cui è necessario far passare i soggetti perché trovino un posto adeguato nel mondo.
2 O forse sarebbe meglio dire a oggettualizzarlo, a mercificarlo? Vedasi la pubblicità delle pillole per il mal di testa
‘Molli’, lo stesso nome della signorina che l’assume per farsi passare il mal di testa.

3 Jacques Lacan, Il seminario libro XX, Ancora, Einaudi, Torino 1983, pag. 5
4 Marco Revelli, Poveri,noi, Einaudi, Torino 2010, pag. 108

Rosa Elena Manzetti

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