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Psicoanalisi Oggi

L'attualità della psicoanalisi
A cura di Rosa Elena Manzetti con la collaborazione di Mary Nicotra

Psicoanalisi Oggi

14 Giugno 2012

Qualcosa è cambiato?

Qualcosa è cambiato, è il titolo di un bellissimo film con Jack Nicholson ed Helen Hunt, uscito nel 1997. Melvin è uno scrittore di successo; la sua vita trascorre in un isolamento che lui si è costruito in modo ossessivo, costringendo se stesso a vivere in una casa che sembra in parte una sala chirurgica, in parte uno spazio tratto da una rivista d'arredamento. Il suo ambiente circostante non può permettersi di ospitare nulla di vivo e, d'altronde, pure lui sembra quasi un morto.

Qualcosa è cambiato?

 

Carol è una giovane donna; ha un bambino con dei problemi di salute. Sembra essere una persona entusiasta e piuttosto portata verso gli altri.

I due si conoscono perché lui va sistematicamente tutti i giorni a far pranzo alla tavola calda dove Carol lavora come cameriera. Tra tutte le persone che lavorano nel locale, solo lei lo sopporta e accetta i suoi comportamenti bizzarri. Melvin si siede sempre allo steso tavolo, anche perché in questo modo è sicuro che sarà Carol a servirlo.

Un giorno, sedendosi al suo solito posto, Melvin viene servito da un’altra cameriera. Questo lo sconvolge e lo spinge immediatamente sull’orlo di uno scatenamento. Si fa dare l’indirizzo di Carol e va a cercarla a casa, cosa che gli crea sin da subito molte difficoltà, giacché questo movimento stravolge i suoi rituali quotidiani, le sue modalità di stare in relazione agli altri e alle cose, ecc. Quando incontra Carol, Melvin viene a sapere che lei ha in mente di cercarsi un altro lavoro più vicino a casa per poter stare di più con suo figlio, che è malato in modo quasi cronico. Melvin, letteralmente, non può crederci. Se Carol non continuerà a lavorare nel solito posto, uno dei pilastri fondamentali sul quale si sostiene tutta la sua strategia di vita, verrebbe a mancare e con esso, la strategia medesima traballerebbe, come di fatto sta già succedendo. Infatti, il mondo di Melvin, a questo punto, sta vacillando.

A Carol non interessa nulla di lui; per lei è un cliente in relazione al quale ha avuto sempre un comportamento corretto dal punto di vista professionale, cosa che del resto la caratterizza. A Melvin interessa che Carol continui a stare al suo posto, in quanto ciò gli garantisce un equilibrio soggettivo esenziale. 

A partire dalla rottura del suo equilibrio, Melvin è costretto a darsi da fare. Senza consultarsi con Carol, le invia a casa un ottimo medico (che Carol non avrebbe potuto permettersi), il quale in poco tempo porta il bambino sulla via della guarigione. Melvin si fa carico di tutte le spese mediche e del trattamento. Dopo la prima visita del medico al bambino, la prima e unica cosa che Melvin chiede a Carol è: “domani tornerai al lavoro, vero?” Di Carol e del suo bambino, sembra non importargli nulla. 

Dal suo canto, dopo un momento di conflitto, Carol decide di accettare il suo aiuto e gli comunica che, sebbene lo ringrazi moltissimo, ciò non la fa sentire obbligata verso di lui da un punto di vista personale. Gli dice letteralmente: “sappi che non andrò mai a letto con te”.

Questo primo movimento da l’avvio ad una serie di altri, che portano man mano Melvin a relazionarsi con Carol principalmente, ma non solo. La sua esistenza incomincia a prendere vita, entra in legame con altri e ciò gli causa talvolta della contentezza, talvolta un po’ di sofferenza. Lui stesso e gli altri lo scoprono umano.

Trattandosi di una commedia, ha un lieto fine. Dopo alcune vicissitudini e malintesi, Carol e Melvin realizzano di essere innamorati l’uno dell’altra. 

A questo punto è di nuovo lui a dover andare verso di lei e le confessa che, grazie a lei, lui è cambiato, la sua vita è migliorata, è capace di fare cose che mai aveva immaginato di  poter e di voler fare. Insomma, lui sta meglio a causa sua. 

Carol è commossa, ma non soddisfatta di questa dichiarazione d’amore. Gli chiede, letteralmente, di dirle qualcosa di carino su di lei, di dirle qualcosa che la riguardi. Lui ce la fa e sarà solo a partire da questo momento che Carol accetterà il suo amore. 

Il film mostra, in modo bello e divertente, una soluzione possibile ad una crisi soggettiva, quella di Melvin, crisi che aveva provocato un momento di vacillamento. Una soluzione attraverso l’amore.

Perché di amore si tratta. Amore e desiderio. Era stato il tratto d’entusiasmo che Melvin aveva visto in Carol, ciò che lo aveva portato a scegliere di tornare sempre a quel tavolo. Ed era stata la sua assenza, la causa fondamentale che aveva rimesso in moto il suo desiderio congelato, assegnandole tutto il suo valore di parvenza di oggetto che causa il desiderio del soggetto.

La storia del film si conclude con un finale soddisfacente per entrambi, in particolare per Melvin, personaggio sul quale mi sono di più soffermata. Anche la vita di Carol, però, vediamo trasformarsi lungo la trama e, se qualcosa è cambiato per lui, nemmeno per lei le cose rimangono uguali a prima. Bene! Un buon risultato! Grazie all’amore, i nostri protagonisti appaiono più belli, più allegri, più capaci di vivere le loro vite. Può bastare.

Può bastare a volte, può bastare ad alcuni, ma non è detto che debba bastare.

Chi non ha risolto almeno una volta nella vita, un momento di crisi, un momento in cui  tutto attorno comincia a vacillare, con una soluzione che è passata attraverso la via dell’amore? Perché no? Non c’è da vergognarsi; è una buona soluzione. 

Inoltre, i personaggi di Melvin e Carol ci mostrano molto bene con i loro dialoghi come sia una via logica da percorrere quando ci si ritrova in certe condizioni e fino a che punto la danza dell’amore sia una danza che ha le sue logiche, le quali sono diverse per gli uomini e per le donne. Vediamo Melvin, ad esempio, innamorarsi di Carol prendendola un po’ come un oggetto del quale appropriarsi, il quale potrebbe e dovrebbe colmare interamente le sue necessità. Ma vediamo anche, alla fine, che è capace di riconoscere in lei dei tratti amabili che la caratterizzano, al di là della funzione curativa che Carol abbia svolto per lui.  

Per conto suo, Carol s’innamora di lui a partire dal fatto che Melvin le dimostra in modo sempre più deciso il valore di oggetto d’amore che lei ha per lui e, finalmente, acconsente ad una loro relazione perché lui riesce a dirle, con delle parole, quale sia il valore specifico che lui le riconosce. Vale a dire, non un oggetto universale, ma singolare.

La soluzione attraverso l’amore può non bastare nei casi in cui il soggetto non si accontenta e desidera sapere di più, altro, in relazione a ciò che lo riguarda, ciò che lo anima, ciò che lo causa come soggetto desiderante.

I nostri personaggi, Melvin e Carol, alla fine del film, hanno riacquistato un equilibrio.

Nella vita reale, quando ci capita di rimetterci in sesto dopo una crisi, un vacillamento, grazie all’incontro con l’altro o con un altro che prima non conoscevamo, non ci siamo per un istante anche domandato: ma è di questo che si tratta? È questa la mia soluzione? Durerà? O altre cose di questo genere. 

In momenti così, ci si può non accontentare rivolgendo la domanda – queste domande – ad un analista. Nel legame con un analista, la domanda del soggetto, che è una domanda d’amore rivolto al sapere, è messa al lavoro analitico perché lui stesso possa mantenerla aperta e possa sapere qualcosa di più rispetto a cos’ è ciò che cerca nell’altro quando nell’altro trova l’amore. Non per vivere una vita senza amore, ma per vivere una vita scegliendo un amore più autentico. 

 

 

   

 

       

Maria Laura Tkach

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