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Psicoanalisi Oggi

L'attualità della psicoanalisi
A cura di Rosa Elena Manzetti con la collaborazione di Mary Nicotra

Psicoanalisi Oggi

18 Settembre 2012

Il simbolico ha un costo

In un'analisi, lo psicoanalista, ascoltando, in realtà legge le parole dell'analizzante. I suoi interventi, le sue interpretazioni, conducono l'analizzante attraverso un lavoro di scoperta dell'inconscio, lavoro che diventa anche esso di lettura. L'analizzante impara a leggere il suo inconscio.

Il simbolico ha un costo

 

Questo è ciò che in psicoanalisi chiamiamo decifrazione, seguendo Freud. Così chiamò, nella sua lingua, il libro che introdusse la psicoanalisi nella storia, L’interpretazione dei sogni (Traumdeutung). Il lavoro che si fa in analisi è un decifrare. Non si tratta di spiegare le significazioni o i sensi dei sintomi, dei sogni, dei significanti, di ciò che è successo, e di soddisfarsi di quelle spiegazioni, bensì di dire i sensi immaginati e pensati ogni volta perché essi si svuotino, si consumino grazie al lavoro di significante che viene svolto nelle sedute.

Il lavoro di decifrazione chiama anche in causa in modo importante un’analisi logica degli elementi in gioco nel discorso dell’analizzante. Anche questo aspetto della decifrazione è messo ampiamente in rilievo da Freud nella Traumdeutung. In questa analisi logica contano particolarmente le posizioni che le parole dette dall’analizzante vengono ad occupare nel discorso; tenendo in conto tali posizioni si arriva ad individuare quale posto, ogni volta, è riservato al soggetto analizzante nel discorso nel quale e dal quale è parlato. 

Sì, perché in realtà noi crediamo di essere i padroni di ciò che diciamo, ma non è così. In analisi impariamo che è un discorso altro, che in qualche modo ci precede, ciò che determina i punti fondamentali della nostra esistenza. Viviamo per di più alienati in questo discorso altro, o dell’Altro e spesso non ci accorgiamo che è proprio la sudditanza in relazione a delle parole – fondamentali per noi - ciò che ci causa malessere e sofferenza. 

Se sono il linguaggio e la parola a costituirci in quanto esseri umani e a stabilire la nostra specificità, differenziandoci dagli altri esseri viventi, si può cogliere la funzione di determinazione che i discorsi hanno sui soggetti nelle diverse epoche.

Come accennato la volta scorsa, un discorso è una modalità di legame ed ogni discorso ha una sua logica, è composto da certi elementi, ognuno dei quali è situato in un luogo diverso e specifico.

Ciò vuol dire che i legami hanno una logica. Asseconda di quale sia la logica che costituisce un certo discorso, gli effetti che esso produrrà sui soggetti saranno di un certo tipo piuttosto che di un altro.

Questo vuol dire che anche i legami possono essere decifrati, letti, così come il discorso di un analizzante. 

Uno dei contributi di Lacan alla psicoanalisi è stato proprio l’introduzione della teoria dei discorsi. Con l’aiuto di essa, che ha apportato una maggiore logicità a quanto già Freud avesse delucidato sulla psicologia dei gruppi o delle masse, lo psicoanalista può provare a leggere ed a decifrare ciò che accade attorno a lui, nel sociale, nell’epoca in cui vive.

Stiamo vivendo un momento di crisi economica. A livello mondiale, ma anche locale. Così scrivono sui giornali, così lo dicono in TV, così molte persone lo sentono sulla propria pelle. 

Tutti i governi hanno cercato e stanno cercando di risolverla seguendo tutti un certo tipo di misure simili. Le differenze tra i modi in cui ciascun governo affronta la crisi  non sono di tipo sostanziale, ma quantitativo, in funzione del grado di difficoltà che ogni singolo paese si trova ad attraversare.

Da diversi anni, in Europa, uno dei pilastri della lotta alla crisi è la politica dei tagli; man mano, nei nostri paesi abbiamo assistito e continuiamo ad assistere alla cancellazione del welfare europeo, che per alcuni decenni è stato l’orgoglio del modo in cui l’Europa, pagando un caro prezzo, si era voluta lasciar alle spalle secoli di disuguaglianze troppo marcate e fisse. 

Attualmente, sembra che ad un tratto, a nessun governo importi più in che modo molti loro cittadini potranno avere un’assistenza sanitaria adeguata, un’istruzione all’altezza, servizi pubblici funzionanti. Importa solo far quadrare i conti di bilanci che dicono siano insostenibili.

Dov’è che si taglia, e come? Si tolgono risorse alla sanità, alla ricerca, alla formazione, all’assistenza, alla cultura, all’arte, ai servizi che solo lo Stato può gestire.

Le risorse vengono sottratte da tutti quei ambiti che non hanno, per le loro caratteristiche, la possibilità di essere direttamente ed immediatamente redditizi.

Curare, educare, assistere, fare cultura, non sono azioni la cui finalità primaria sia il profitto. Esse hanno di mira piuttosto un’altra dimensione, legata, in modi diversi, alla soggettività delle persone; sono azioni che mantengono viva la loro soggettività. 

Dove si tende, invece, a mettere delle risorse? Nella finanza, nei mercati, un po’ nella produzione, perché essa continui a produrre oggetti di consumo che poi i cittadini consumeranno. 

Nonostante la crisi, la parola d’ordine, il messaggio che da ogni canale viene inviato è: “consuma!”, “godi consumando!”, lasciando nell’ombra il rovescio di questo imperativo e cioè che più consumiamo, più diventiamo noi degli oggetti di consumo. Poiché, e questo ce lo insegna bene la psicoanalisi, non esiste l’oggetto che conviene alla pulsione, essa è pura spinta, spinta di godimento e gli oggetti con cui proviamo a placarla sono delle parvenze.

In una logica di legame in cui la parola d’ordine è la spinta a godere, la dimensione del simbolico diventa sempre più evanescente. E con un simbolico evanescente, ciò che abbiamo come effetto sono sempre più soggetti ai quali mancano dei punti di riferimento essenziali, giacché il simbolico ce lo posiamo raffigurare come le fondamenta di un palazzo; se queste mancano o sono fragili, il palazzo rischia di crollare.

Per concludere, vi propongo un esempio che ho ascoltato da un collega e che mi ha fatto pensare a ciò di cui vi ho parlato.

Il mio collega, che lavora in un’istituzione che accoglie soggetti gravi, è andato a fare un primo incontro con qualcuno in un carcere – qualcuno che avrebbe potuto entrare in quell’istituzione. 

Il discorso che mio collega ha ascoltato gli ha prodotto il seguente effetto: ha constatato fino a che punto il simbolico sia fondamentale e necessario per sostenere i soggetti – vale a dire tutti noi. Poiché si era messo in evidenza, in quel colloquio,  fino a che punto l’introduzione, a livello sociale, di ciò che è stato chiamato “il decreto svuota-carceri” abbia avuto per quella persona un effetto di destabilizzazione. Se ad un tratto le mura del carcere – mura che in particolare per qualcuno, certo non per tutti, stanno al posto di una struttura simbolica che soggettivamente manca – si dileguano, anche lui come soggetto rischia di scomparire e ciò produce un’angoscia insopportabile. 

La psicoanalisi non è contro i tagli per partito preso; essa è piuttosto per il soggetto, dunque per una politica che possa tener conto in qualche modo delle particolarità, delle differenze; per una politica avvertita che colga che i soggetti umani non esistono senza il simbolico e che esso costa, occorre pagare un prezzo perché ci sia del simbolico. 

Maria Laura Tkach

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