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Psicoanalisi Oggi

L'attualità della psicoanalisi
A cura di Rosa Elena Manzetti con la collaborazione di Mary Nicotra

Psicoanalisi Oggi

09 Febbraio 2013

Oggetto perduto freudiano e oggetto a lacaniano.

Per quanto l'importanza e il ruolo svolto dalla sessualità nella genesi e nella formazione del sintomo isterico, sia in Freud presente fina dai suoi primi Studi sull'isteria (1886-1895), bisognerà attendere il 1905, anno in cui escono i Tre saggi sulla teoria sessuale, per avere una prima teorizzazione freudiana sulle pulsioni.

 

 In fondo la scoperta dell’inconscio, ovvero la scoperta di quell’”altra scena” in cui un sapere si scrive all’insaputa del soggetto determinandone tuttavia il suo incedere nella vita, va di pari passo con la ben più scabrosa scoperta della sessualità infantile a cui Freud, grazie all’analisi, riconduce il sintomo il sintomo nevrotico al punto di arrivare a sostenere che la nevrosi dell’adulto non è che una riedizione della nevrosi infantile. Se con L’interpretazione dei sogni Freud aveva messo in luce i meccanismi linguistici in gioco nella formazione del sintomo nevrotico, coi Tre saggi egli cerca invece di rendere ragione dell’àncora libidica, affettiva, del sintomo. Il concetto di pulsione come concetto al limite tra lo psichico e il somatico rappresenta il tentativo di Freud di articolare tra loro queste due dimensioni tra loro eterogenee: quella del campo della parola e del linguaggio con quella del “sessuale”, ovvero col campo che in Lacan andrà sotto il nome di godimento. L’oggetto perduto freudiano è un possibile nome della disarmonia legata all’impossibilità di sovrapporre queste due dimensioni: il simbolico e il pulsionale. Lungi dall’esporre una teorizzazione compiuta della sessualità, i Tre saggi ci confrontano piuttosto ad una parzialità della sessualità  che fa ostacolo e scacco ad ogni possibile modello ideale funzionante da norma in questo campo. Niente istinto sessuale che garantisce la scelta dell’oggetto, niente comportamento sessuale di per se stesso perverso o non rintracciabile in ciò che caratterizza la sessualità cosiddetta normale. Se proprio vogliamo trovare un modello nella teoria sessuale di Freud, questo è il modello della parzialità, del non-tutto, del “perverso-polimorfo”. La bocca e l’ano, per le funzioni che svolgono relativamente al soddisfacimento di bisogni vitali per un soggetto, si prestano più di altre a costituirsi come zone erogene, ovvero zone investite da un certo piacere che trova sì inizialmente appoggio sul bisogno ma dal quale presto si emancipano. Al di là del seno in quanto oggetto il bambino può godere nel succhiarsi il pollice o qualsiasi altra parte della pelle, così come l’adulto può godere nel fumare, baciare…L’oggetto della pulsione ha quindi un carattere contingente ed è spostabile così come spostabile è la zona del corpo che può acquisire un carattere erogeno come insegna il sintomo isterico. La pulsione è dunque un circuito che mette in relazione il soggetto con l’Altro, Altro in cui il soggetto potrà andare a cercare gli oggetti in grado si soddisfare e ripetere quell’esperienza di soddisfacimento che ha lasciato una prima traccia iscritta nel bordo tra lo psichico e il somatico; a condizione che l’oggetto primario di soddisfacimento si sia costituito come oggetto perduto, ovvero che vi sia stata interdizione relativamente ad una “mitica” condizione di tutto godimento. All’oggetto orale e a quello anale Lacan aggiungerà l’oggetto voce e l’oggetto sguardo, desostanzializzando una volta di più l’oggetto perduto freudiano e indicando in esso quel vuoto che, al contempo,divide il soggetto causandone il desiderio inconscio, e borda il resto di un godimento singolare a cui il soggetto si era abbarbicato se non identificato nell’orrore del suo più intimo. In questo orrore di cui il soggetto non vuole saperne niente, dimora l’àncora più tenace del sintomo e la molla bastarda del suo carattere di ripetizione.

Sergio Caretto

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