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05 Aprile 2011

Nepal e Bhutan: Piccoli mondi himalayani da scoprire in punta di piedi

Camminando sui sentieri delle valli nepalesi può ancora capitare di imbattersi nei gaine, una sorta di menestrelli-mendicanti locali che ricordano i trovatori dell'Europa medioevale.

Nepal e Bhutan: Piccoli mondi himalayani da scoprire in punta di piedi

Grazie ai gaine la storia letteraria del Nepal – composta soprattutto da favole e leggende – viene tramandata oralmente tramite composizioni poetiche e musicali.
I gaine viaggiano sempre con un inseparabile compagno, il sarangi, una sorta di violino costituito da un unico blocco di legno intagliato e con 3 o 4 corde metalliche. I crini di cavallo o le fibre vegetali servono da archetto affinché le vibrazioni emettano il suono.
I bambini rimangono incantati ad ascoltare questi racconti, ma anche i grandi si raccolgono spesso attorno a questi cantori; la stessa cosa fanno i trekkers che si soffermano incantati dalla musica. Il problema infatti è dato dalla lingua, e allora in questo caso serve la complicità della propria guida che tradurrà in inglese questi racconti himalayani. Io consiglio anche di leggere un libro sulle leggende del Nepal.
Spesso questi cantori sono originari della zona di Pokhara ed in modo particolare di Batulechaur e di Hyengja. Oltre ai gaine vi sono anche i kathak, anch’essi abili nel riuscire a raccogliere attorno a loro folti capannelli di persone d’ogni età.
Leggende e favole si basano soprattutto sulla letteratura sanscrita del Mahabharata e sul Ramayana, entrambi grandi poemi epici indù. Gli animali, le divinità, le varie vite trascorse dal Buddha prima di nascere definitivamente nelle spoglie di Gautama Siddharta, fanno parte di questo mondo letterario
La stessa capitale del Nepal, Kathmandu, ha la sua bella leggenda che ne racconta la nascita.
Si narra infatti che la città venne fondata nel IX° secolo al re Gunakamadeva su richiesta di una dea; fu così che il re nel sogno vide la città da costruire alla foce di fiumi Vishnumati e Bhagmati. La dea Indra e gli altri dei vollero visitare il luogo tutti i giorni. La costruzione della città era prevista con la forma del khang della spada di Devi ed il suo nome sarebbe stato Kantipur. Scambi e traffici di merce l’avrebbero resa fiorente. Il re Gunakamadeva seguì quindi il consiglio della “Grande dea” ed in un giorno propizio pose le fondamenta della nuova città: vennero costruire 18.000 case e – grazie all’aiuto della dea – il re costruì la fontana dorata di Suvamapranali posta lungo la strada che porta a Thankot in India. Alla fine la città venne chiamata Suvamapranali-Kantipur.
Sono sicura che dopo aver ascoltato questa leggenda Vi verrà la voglia di visitare Kathmandu, considerata un museo all’aperto o meglio, un museo vivente.
Dopo però incamminateVi lungo i sentieri che portano alla base delle alte vette himalayane. Potrete partire in direzione del Campo Base dell’Annapurna, meglio conosciuto con il nome di Santuario. Camminando tra risaie e foreste di querce e rododendri, si raggiungere la grandiosa catena del gruppo degli Annapurna, che in questo anfiteatro raccoglie alcune tra le più alte vette del mondo. L'itinerario attraversa la terra natale dei famosi soldati Gurkha, superando graziosi villaggi e tratti ripidi, talvolta scalinati, alternati a percorsi in cresta.
L’area di partenza è la città di Pokhara, che si trova sulle sponde del Lago Phewa, il secondo lago per grandezza dopo il Lago Rara a Sud del Dolpo ed è proprio qui che è ambientata una delle tante leggende. Pensate che una volta il lago non esisteva, ma c’era una bella cittadina, con tante casette carine e giardini fioriti. Un giorno arrivò un vecchio mendicante, chiese l’elemosina, ma nessuno diene mezza rupia, anzi, venne scacciato. Solo un’anziana coppia di coniugi lo invitò per un frugale pasto. L’uomo, che in realtà era un dio in sembianze umane, al momento del commiato disse loro con tono profetico: “lasciate subito questa casa e andate sulla collina”. Solo così sarete in salvo, perché si sta approssimando una grave calamità. Infatti, raggiunto il colle della salvezza, i due vecchietti videro aprirsi le cateratte del cielo, i torrenti scesero impetuosi dalle montagne ed una gran quantità d’acqua giunge a valle facendo scomparire case, edifici e templi. Fu così che si formò il Phewa Tal (tal vuol dire lago) dove nelle sue acque si rispecchia la vetta del Machhapuchhare, il Cervino dell’Himalaya.
Camminando invece nella valle del Khumbu dove si trova il monte Everest, mentre ero in compagnia di un piccolo gruppo accompagnato dal mio amico Kami Tshering Sherpa, venimmo a conoscenza di uno dei tanti racconti che aleggiano attorno alla mitica figura dello yeti, l’abominevole “uomo delle nevi” che molti alpinisti e studiosi – tra cui lo scalatore Reinhold Messner – hanno cercato e studiato. Eravamo esattamente nella valle di Gokyo ed il buon Kami ci raccontò che proprio vicino al campo dove ci eravamo fermati noi, in prossimità di alcune baite, abitavano dei suoi parenti e un po’ di anni prima avevano visto lo yeti. Eravamo nei pressi di Macherma a 4410 metri d’altezza e ricordo che avevamo letto di un’incursione dell’”abominevole uomo delle nevi” avvenuta nel 1974 ai danni di una giovane ragazza sherpa e di una mandria di yak proprio sui pascoli di questo alpeggio dove noi stavamo ponendo il campo. Uno strano alone di curiosità, paura, mistero e verità ci avvolse.
Non abbiate timore ad incamminarVi nella valle di Gokyo. Qui si vedono alcune delle più alte vette del mondo: l'Everest, il Cho You, il Lhotse. E' la terra degli Sherpa, uno dei più famosi gruppi etnici nepalesi, famosi per le loro capacità alpinistiche e per la loro resistenza. Dalla facile vetta panoramica del Gokyo Peak (5360 m) che si raggiunge a piedi partendo presto alla mattina si godrà di uno scenario fantastico sulle più spettacolari vette dell'Himalaya e sul vicino Cho Oyu.
A Est del Nepal, tra l’India ed il Tibet si trova il minuscolo stato del Bhutan – il regno del drago tonante – che protetto nell'abbraccio della catena himalayana, è uno dei più remoti e sconosciuti angoli dell'Asia. Qui la vita segue i ritmi arcani di una tradizione religiosa che segna ogni gesto, ogni minuto della giornata. Compiere un viaggio in Bhutan sarà come andare indietro nel tempo, partecipando  ad antichi rituali religiosi che ancora oggi sono vivi nella popolazione; il tutto in un sorprendente paesaggio naturale. L’ideale è mettersi in viaggio durante il periodo delle feste religiose che si tengono durante i mesi primaverili ed autunnali, ma pur non potendo partecipare ad uno dei vari Tshechu si potrà godere dell’ospitalità e della serenità del posto. Infatti il Bhutan è l’unico paese al mondo dove chi governa non guarda tanto al PIL (Prodotto Interno Lordo), ma più che altro al FIL, ossia alla Felicità Interna Lorda. Secondo gli economisti bhutanesi questa potrebbe essere la ricetta per superare le crisi finanziarie, in quanto sostengono che il FIL misura la crescita spirituale, perché solo da questa può nascere il benessere materiale. Questa formula magica si tramuta nella realtà quotidiana in questa piccola “Svizzera asiatica” che dal 2008 ha un nuovo e giovane re, il più giovane sovrano al mondo, con tanto di studi ad Oxford e profilo su Facebook. Che dire per un paese che solo nel giugno del 1999 ha inaugurato la rete nazionale televisiva !
Anche in Bhutan, paese di religione buddhista, le leggende animano le feste, dove la popolazione partecipa numerosa giungendo anche da lontano e seguendo con attenzione le danze che i monaci fanno indossando abiti di fine broccato e portando maschere sul volto. La lotta fra il male  ed il bene è l’argomento di base e quest’ultimo ha fortunatamente e saggiamente sempre la meglio.
Thimphu è la capitale dello stato, ma è dalla cittadina di Paro (dove si trova l’unico aeroporto), situata in un’ampia vallata con la vetta del Chomolhari sullo sfondo, che i vostri passi possono portarVi in direzione del monastero di Taktsang Pelphug, letteralmente “la tana della tigre”, il luogo più sacro di questa terra di draghi. Il punto panoramico su questo monastero lo si raggiunge da una località posta un può fuori Paro, esattamente Salsam Chorten. Da qui, in tre ore di cammino (o a cavallo), si arriva al punto dove si godrà del magnifico scenario su questo spettacolare monastero, il "Nido della Tigre", una manciata di costruzioni miracolosamente aggrappate ad una parete di roccia a picco di circa 1000 metri. Il monastero prende il nome dalla leggenda; pare che il santo Padmasambhava sia arrivato qui dal Tibet a cavallo di una tigre nell’XVI° secolo.
Nel 1998 un terribile incendio ha distrutto i dipinti medievali all’interno del tempio, che in seguito è stato ricostruito, ed è nuovamente possibile ammirare dal punto panoramico che si raggiunge.
La salita per giungerVi è ripida, ma Vi assicuro che l’escursione a Taktsang è uno dei momenti più suggestivi di un viaggio in Bhutan. Ci si potrà poi incamminare verso i villaggi delle zone alpine, con spettacolari vedute sulla maestosa vetta del Chomolhari (7314 m) o se preferite potrete proseguire con i veicoli messi a disposizione dall’agenzia locale (non si può girare liberamente) attraverso villaggi, cittadine, monasteri e tipici Dzong, le caratteristiche costruzioni bhutanesi che uniscono il monastero e la sede dell’amministrazione civile insieme, giungendo sino all’interessante vallata del Bumthang. Sarà uno dei più spettacolari viaggi che farete in questo paese dalla storia millenaria e sicuramente trarrete giovamento da quella sorta di serenità che si  diffonde nell’aria e che troverete in ogni luogo e in ogni persona che incontrerete durante il vostro cammino.


Se volete approfondire l’argomento potete leggere il libro

Autore: Daniela Pulvirenti
Titolo: Nepal-Bhutan piccoli mondi himalayani da scoprire in punta di piedi
Pagg.: 320 + 32 tavole a colori
Prezzo: 29 euro
Collana: Guide per Viaggiare

L’autrice: Daniela Pulvirenti, è nata a Milano, dove ha frequentato una scuola di turismo e da parecchi anni si occupa di trekking. La si potrà quindi incontrare sui sentieri dolomitici, himalayani, andini o nelle terre artiche, per scoprire il mondo a piedi, in compagnia di amici, e ritornare più ricca dentro. D'inverno si dedica con passone allo sci di fondo, ma anche alle escursioni con le "ciaspole". In qualità di socia ha collaborato attivamente per circa 20 anni con la sezione di Milano del Club Alpino Italiano come segretaria dell'allora Gruppo Fondisti nonché accompagnatrice delle gite con gli sci da fondo e delle gite sociali a piedi sino al 2008. Dopo aver lasciato l'incarico è rimasta socia della sezione con attuali 33 anni di tesseramento.

Daniela Pulvirenti

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