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08 Settembre 2014

1^ festival del Viaggio a Linguaglossa

Si è svolto il primo Festival del Viaggio a Linguaglossa, un luogo particolare che si trova lì proprio lì vicino all'Etna. L'Etna non può essere facilmente imbrigliato in un racconto. Bisogna viverlo per coglierne qualcosa e forse azzardarsi per dirne qualcosa, ma non senza un resto impossibile da dire. E' un'esperienza indimenticabile. Il Viaggio che il festival ha proposto tra discorsi, immagini, poesia e testimonianze è stato un viaggio ricco e variegato. Attendiamo con entusiasmo la Seconda edizione!

1^ festival del Viaggio a Linguaglossa


E' stato l'invito  ricevuto da Mariella Principato che mi ha portato lì a dare un piccolo contributo. Che sorpresa!  Che stupore!

Un'impeccabile ospitalità, un programma sapientemente costruito  hanno permesso a chi come me era lì  di imparare  e condividere.

Non mi resta che ringraziare Mariella Principato e Mario Patanè per aver costruito un programma così ricco e interessante, e per avermi permesso di stupirrmi  ancora!

L'esperienza sull'Etna a 3343 mt non posso descriverla, non ho abbastanza parole, posso solo dire che è come se avesse segnato un prime e un dopo, nulla potrà più essere come prima. 

Vi invito a visitare la pagina di facebook del Festival  (https://www.facebook.com/pages/Festival-del-Viaggio/343622009096102?fref=ts).

Ed ecco Il piccolo contributo che ho condiviso con gli amici di Linguaglossa

Festival del Viaggio
24 - 30 agosto 2014, Linguaglossa, Sicilia.

 

Il viaggio tra immaginario simbolico e reale. Una riflessione psicoanalitica
Mary Nicotra

Sono molto lieta di essere qui con voi.

Mi sono chiesta come psicoanalista che tipo di contributo portare, da quale posizione posso darvi il mio contributo. Effettivamente posso solo partire dal discorso che mi determina, anche se non sempre, ma che mi determina sicuramente oggi, in questa conferenza e cioè il discorso analitico.

Il discorso analitico, bisogna saperlo ha una sua particolarità, è determinato a sua volta dal soggetto dell’inconscio.

Freud lo diceva bene, L’Io non è padrone in casa propria,e nei lapsus, negli atti man- cati,si produce il soggetto nell’istante del desiderio inconscio e delle pulsioni rigetta- te.

Jacques Lacan, psicoanalista francese, nella sua incessante ricerca, e nel suo ritorno a Freud aggiungerà alla scoperta freudiana dell’inconscio, facendo riferimento alla lin- guistica, che il soggetto dell’inconscio è rappresentato da un significante per un altro significante.

Ca parle - parla - Cioè il soggetto parla, parla dicendo più di quello che pensa di dire poichè il suo dire ha a che fare con l’autenticità del desiderio inconscio di cui non se ne sa nulla sul piano dell’Io. Per cui se sul piano dell’Io sono i detti, le parole che si dicono,è invece nell’inconscio che si produce la posizione da cui si parla, la posizione dell’enunciazione.

Ho intitolato questo intervento Viaggio tra immaginario, simbolico e reale. Una riflessione psicanalitica. e per rendere conto di questo titolo vi dico subito che Jac- ques Lacan ad un certi punto del suo insegnamento, negli anni 70, ha elaborato la teoria dei nodi dove i tre registri Immaginario - Simbolico e Reale nel loro intreccio sono costituitivi dell’esperienza umana. Non potrò essere esaustiva ma provo a darvi qualche coordinata. In che modo i tre registri sono costitutivi dell’esperienza umana?

Dunque....

L’immaginario

-  è l’ordine della rappresentazione, ognuno costruisce il proprio modo di stare al mondo  in rapporto all’immagine con cui il soggetto si identifica. Quindi l’io si costituisce sulle rappresentazioni immaginarie che lo riguardano e queste rappresentazioni non si producono casualmente ma nel rapporto  che il soggetto intrattiene con le figure fondamentali della sua vita, con i suoi “altri”.

- Il simbolico

È l’ordine del linguaggio. Si nasce immersi nel simbolico, che è il linguaggio, che ci segna sin da subito nei detti parentali: sarà un medico, sarà Maria, sarà Giuseppe.

Ci si iscrive simbolicamente in una funzione quando ci si sposa ad esempio, ci si ritrova simbolicamente chiamati a fare le madri o le figlie o i mariti  e tutte queste significazioni prendono corpo, incidono sul nostro corpo e si intrecciano con un rappresentazione immaginaria dell’essere madre, figlia, marito..

Sarà nell’intreccio tra simbolico e immaginario che si costruisce la propria realtà.

- Lo stesso ordine simbolico culturale ha subito importanti mutazioni che inevitabilmente si producono degli effetti immaginari nella vita delle persone. Con la dimensione immaginaria il soggetto trova negli altri, specchi e punti identificativi,che lo sostengono. E la realtà è fatta di questo tessuto: simbolico e immaginario - Ecco perchè la realtà non può essere oggettiva, poichè per ognuno si tratta di un annodamento singolare dei tre registri : simbolico - immaginario - reale.

  • -  Prendiamo l’esempio di due persone che si sposano.

  • -  Sposandosi si impegnano l’uno verso l’altra, compiono un atto simbolico che si in- scrive nei registri dell’anagrafe. La rappresentazione però dell’essere marito e del- l’essere moglie si declina con una propria particolarità che costituirà per lui e lei il loro modo singolare di essere marito e moglie. Sicuramente sarà capitato a qualcuno di sentirsi dire - “Sei tutto tuo padre” per dirla in siciliano “ dicalafici comò ci assumigni"

  • -  E il reale?

  • -  Il reale è l’impossibile, ciò da cui non si può dire. Mentre l’immaginario e il sim- bolico sono aperti alla dimensione del possibile, il reale è fuori senso, cioè fuori dalla presa dell’immagine e del simbolo, il reale è un’effrazione. E’ l’impossibile da sopportare.

  • -  Per tornare alla coppia di prima, l’impossibile da sopportare per qualcuno può essere un tradimento, o l’essere lasciati dal proprio partner e in quel frangente, può succedere di tutto se quell’annodamento tra simbolico - immaginario - reale si sfilaccia - non si annoda più - non trova un modo di riannodarsi, come i drammatici fatti di cronaca testimoniano.

  • -  Dicevamo, Viaggio tra simbolico, immaginario e reale....quale viaggio?

    La lingua italiana non manca di ricordarci come il viaggio diventa metafora dell’esi- stenza, della vita psichica e della sua dinamica quasi a volersi porre come evidenza stessa del fatto che il mondo esteriore rinvia al mondo interiore. Sono molte le espressioni che richiamano al viaggio e alla dimensione spazio - temporale che rin- viano a loro volta a degli interrogativi esistenziali.

La parola viaggio stessa deriva dal latino viaticum , . Viaticum in latino era la prov- vista necessaria per mettersi in viaggio , e passò più tardi a significare il viaggio stes- so.

Trovare la propria via” , “l’ultimo viaggio” per dire della morte, “ seguire la pro- pria strada”, “perdere la bussola”, sono solo alcune delle molte espressioni che de- scrivono metaforicamente momenti cruciali della vita dove è in gioco un crocevia, una scelta, un empasse da affrontare.

Per Freud stesso, il padre della psicoanalisi, il suo viaggio in Italia e anche in Sicilia è stata un viaggio fondamentale, una tappa fondamentale nella sua ricerca.

Freud venne in Sicilia nel 1910, aveva allora 54 anni, e poteva ritenersi abbastanza soddisfatto: l'interesse per la psicoanalisi si era ormai rapidamente diffuso, era cir- condato da un numero crescente di allievi.

Inoltre si era ormai lasciato alle spalle la sua piccola superstizione privata - per inten- derci, quella che secondo i calcoli dell'antico amico Fliess fissava la data della morte di Freud a 51 anni. Forse, della paura della morte, restava solo il disappunto di invec- chiare.

Del viaggio in Sicilia, Freud scrisse a Jung: "La Sicilia è la parte più bella dell'Italia e ha conservato pezzi della tramontata grecità assolutamente unici.

La Sicilia per Freud non è solo un’amabile fusione di natura e archeologia, luogo di cui godere ma anche scenario di nuovo lavoro. Il viaggio in Sicilia era stato a lungo desiderato da Freud e organizzato nel dettaglio, coronamento di un sogno che colti- vava da tempo; anche a livello analitico non è da sottovalutarne l’importanza.

Sulla scena siciliana, oltre a scrivere cartoline alla famiglia preoccupato dei regali da portare a casa, Freud continuerà l’autoanalisi e delineerà con sempre più precisione il

«complesso nucleare», definito solo successivamente complesso di Edipo.

La terra dei limoni, con continuo riferimento freudiano a Goethe nelle lettere alla fa- miglia, diviene allora per lo psicoanalista l’Altra scena, tappa fondamentale del suo viaggio analitico che gli permette di andare a fondo, fino al cuore pulsante nonchè punto d’origine delle dinamiche della psiche umana.

Ma torniamo a noi....viaggiare...

Ogni anno migliaia di persone si mettono in viaggio per un loro percorso iniziatico, per ‘scoprirsi’ e per dirlo letteralmente lasciare cadere ciò che copre,

potremmo dire -lasciar cadere le maschere e quando dei religiosi o degli avventurosi vogliono lasciar cadere le maschere sono probabilmente animati dallo stesso deside- rio:

cogliere qualche - cosa - di sè -che non conoscono, qualcosa che crea inquietudine, un qualcosa che è insoddisfacente.

Cercano nel viaggio qualcosa che possa creare del nuovo nella loro vita, che possa tappare un buco, rispondere ad un’inquietudine,ad una ricerca esistenziale.

I racconti di persone che hanno svolto viaggi avventurosi o veri e propri pellegrinaggi sono ricchi di suggestioni.

Ho il ricordo di mia sorella, molti anni fa, quando mi chiamò per dirmi ‘ ce l’ho fat ta!’ sulle gradinate di Santiago de Compostela. Per Barbara è stato un prima e un dopo, un atto soggettivo che le ha aperto la via verso la sua ricerca personale. 

Ci sono poi gli antropologi: la condizione dell’esperienza antropologica è legata al desiderio di confronto e di scoperta di una alterità che si cerca nell’altra società o cultura. Per è necessaria una esperienza spaziale, un tragitto geografico. Quell’alteri- tà che l’antropologo con le sue ricerche sul campo cerca nell’incontro con l’Altro.

Ci sono poi i migranti che si avventurano con le loro vite per mari insicuri. A questo proposito vi consiglio di vedere il doc-film."Io sto con la sposa"  che  destinato a diventare uno dei film-caso della Mostra del Cinema di Venezia il film-doc  che è stato  proiettato a Venezia il 4 settembre fuori concorso nella sezione Orizzonti.

Racconta infatti di un poeta palestinese-siriano e un giornalista italiano che incontra- no a Milano cinque palestinesi e siriani sbarcati a Lampedusa in fuga dalla guerra, e decidono di aiutarli a proseguire il loro viaggio clandestino verso la Svezia. Per evita- re di essere arrestati come contrabbandieri decidono di mettere in scena un finto ma- trimonio coinvolgendo un'amica palestinese che si travestirà da sposa, e una decina di amici italiani e siriani che si travestiranno da invitati. Così mascherati, attraversano mezza Europa, in un viaggio di quattro giorni e tremila chilometri.Il film, diretto a sei mani da Antonio Augugliaro, Gabriele Del Grande e Khaled Soliman Al Nassiry, è il racconto in presa diretta di una storia realmente accaduta sulla strada da Milano a Stoccolma tra il 14 e il 18 novembre 2013.

Posso dire che anche nella mia storia c’è una innocua e non pericolosa migrazione e ricordo con dolcezza mia madre e mio padre con una bambina di tre anni quando un giorno decisero di lasciare la Sicilia per il Continente, come si diceva allora, con una piccola Bianchina piena di sogni, immaginazione, futuro. Quella bambina sente ancora il profumo del lenzuolino steso per lei nel sedile posteriore e ripercorre le forme delle nuvole che la portavano lontana dalla sua terra a Torino.Terra che non ha mai smesso di amare e che raggiunge appena può.

Ma non tutti siamo antropologi e non tutti siamo come Ulisse che nel canto XXVI dell’inferno dantesco ci ricorda che nulla poteva farlo desistere dal suo desiderio con questi versi “nè dolcezza di figlio, nè la pieta del vecchio padre, nè 'l debito amore lo qual dovea Penelopè far lieta,vincer potero dentro a me l’ardore ch'i' ebbi a divenir del mondo esperto e de li vizi umani e del valore

Sappiamo anche degli effetti mortiferi che si possono produrre davanti all’alterità:, basti pensare al razzismo, alla paura dell’Islam, alle discriminazioni per orientamento sessuale.

Dell’alterità in fondo non se ne vuole sapere nulla.

L’incontro con l’alterità quando la dimensione immaginaria è andata in frantumi e quella simbolica è stata strappata da un buco di reale che fa trauma può assumere va- lenze di mostruosità e causare molta angoscia.

Basti pensare alle rotture amorose quando si resta basiti e stupiti davanti a qualcosa di inatteso, inimmaginabile che ci fa sentire completamente estranei.

Si può certamente accogliere questa estraneità, ma come la vita ci insegna spesso ciò si trasforma in un impossibile che causa angoscia, rotture, sofferenza.

Il reale si presentifica come un impossibile.

Lacan nel seminario VII dedicato all’etica della psicoanalisi farà emergere la dimensione del Reale come pura traumaticità che incombe sul soggetto e sul suo rapporto con la realtà, mostra quel vuoto originario ed incolmabile con il quale ogni essere umano si trova a rapportarsi. È il vuoto di Das Ding, termine ripreso da Freud, che indica quel nucleo originario e costitutivo dell’Io che risulta inaccessibile.

La Cosa rappresenta, dunque, un oggetto perduto di un primo soddisfacimento originario.

Accarezzare il vuoto, smembrarlo, girarci intorno, guardarci dentro, connetterlo, dar- gli vita, vigore, forza. Dall’arte, all’angoscia del reale, sino al confronto con il pensie- ro orientale, inspirato da alcuni viaggio in oriente, Lacan ha saputo declinare il vuoto, osservarlo da diverse angolazioni, fino a riconoscergli un ruolo costitutivo nella for- mazione di ogni soggetto.

Nella lezione del 10 Febbraio 1960 del Seminario VII. L’etica della psicoanalisi introduce il termine extimità quando dice “[...] questo luogo centrale, questa esteriori- tà intima, questa extimità, che è la Cosa[...]”. Dunque l’extimità -ciò che c’è di più estraneo e allo stesso intimo in ognuno di noi di cui non se ne sa nulla e di cui non se ne vuole sapere nulla. Il termine extimità mette insieme il concetto di estraneità e di intimità condensandoli in una sola parola.

E’ un concetto molto complesso e non potrò dirne abbastanza qui, ma è un concetto cruciale che riguarda ciò che c’è di più determinate in ogni esperienza umana.

Ciò che ci determina, senza saperlo, è quel vuoto strutturale e trascorriamo tutta la vita nell’affanno di cercare di bordarlo, poichè sostarvi a lungo ha a che fare con l’ impossibile. L’extimità non ha a che fare con qualcosa di piacevole, per certi versi ha a che fare con un punto di orrore che ci riguarda di cui non vogliamo saperne.

Chi intraprende un viaggio psicoanalitico ad un certo punto della propria analisi potrà intravedere e cogliere qualcosa di questo vuoto e farsene qualcosa, affinchè possa sa- perci fare un pochino meglio nel meraviglioso e complesso viaggio della vita.

 

 

Mary Nicotra

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